Berlino spara a zero su Fca e negli Usa spunta la discriminazione razziale

Una dirigente fa causa: "Ai manager neri bonus più bassi". Il gruppo: "Tutto falso"

Lo Tsunami che si è abbattuto su Fca non si placa. Dopo le accuse dell'Epa, l'Agenzia Usa per l'ambiente, sulla presunta manipolazione delle centraline dei motori diesel di oltre 100mila veicoli negli Stati Uniti, tra Jeep Grand Cherokee e Ram 1500, ora gli attacchi al gruppo arrivano anche dall'interno dell'azienda. Una ex manager afro-americana, Marlin Williams, parla di discriminazione razziale (agli ex colleghi bianchi sarebbero riservati trattamenti economici e di carriera migliori) e, per questo, ha fatto causa all'azienda, con il rischio che altri dirigenti seguano l'esempio. Accusa che il gruppo automobilistico guidato da Sergio Marchionne respinge senza mezzi termini.

E come se non bastasse, il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, approfittando dell'iniziativa dell'Epa e quindi del momento critico del Lingotto, dalle colonne della Bild on Sonntag torna a sparare a zero sul gruppo automobilistico italiano sempre in tema di emissioni, paventando coperture da parte del nostro governo. «Le autorità italiane - punta il dito su Torino il ministro - sapevano da mesi che Fca, nell'opinione dei nostri esperti, usava dispositivi di spegnimento illegali».

Fuoco incrociato su Fca, dunque, mentre oggi gli esperti del gruppo cercheranno di far valere le loro ragioni con i tecnici della Carb, l'Agenzia californiana per l'ambiente, per poi ripetere lo stesso copione nei prossimi giorni alla sede dell'Epa, l'Authority americana che ha scatenato l'inferno.

L'ufficio legale di Auburn Hills è intanto alle prese con la denuncia della ex manager secondo la quale nei periodici processi di valutazione, agli afro-americani verrebbero riservati punteggi bassi che si traducono in una retribuzione inferiore e meno possibilità di fare carriera rispetto ai colleghi bianchi. A parlarne, in un ampio servizio, è la Detroit Free Press. Marlin Williams, uscita polemicamente da Fca il 2 gennaio scorso, era stata assunta per poi entrare a far parte del Diversity Council, cioè il gruppo di executives che deve esaminare come migliorare le politiche di integrazione nell'azienda tra le diverse etnie (afro-americani, ispanici e indiani-americani, soprattutto) e i dipendenti omosessuali.

La donna afferma anche che l'azienda ha creato un team di valutazione del personale a maggioranza bianca. Nelle sue intenzioni, però, la denuncia non deve rimanere isolata, e per questo, insieme al proprio avvocato, sta cercando di portare dalla sua parte, allo scopo di istruire una vera class action, tra gli 800 e i 1.000 manager afro-americani. Tra i primi livelli di Fiat Chrysler Automobiles figura un solo dirigente afro-americano: è Ralph Gilles, 47 anni, di New York, responsabile del Centro stile.

Inutile dire che la singolare tempistica anche di questa azione legale non fa altro che aumentare la tensione all'interno di Fca, alle prese con il problema emissioni. «Sono tutte accuse infondate - ribattono fermamente da Auburn Hills - perché la policy aziendale non tollera molestie e discriminazioni di alcun tipo legate a etnie, colore della pelle, orientamenti sessuali, eccetera. Eventuali episodi di discriminazione o molestia sono oggetto di indagini interne e ogni violazione è punibile anche con il licenziamento».

Dagli Usa all'Europa dove il ministro tedesco Dobrindt continua a esternare il suo astio verso Fca e per questo invita la Ue a «garantire il richiamo» di alcuni modelli. L'esponente del governo di Berlino si dimentica però che lo scorso ottobre, Harald Wester, responsabile tecnico di Fca, in un'audizione a Bruxelles aveva risposto a tutte le richieste di chiarimento sul problema emissioni. Taglia corto, nel replicare, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: «Dobrindt si occupi di Volkswagen». E Graziano Delrio, omologo italiano di Dobrindt: «Da noi nessuna sudditanza alle Case auto, sulle emissioni siamo severi e trasparenti. La richiesta alla Ue di una campagna di ritiro delle Fca è totalmente irricevibile».

E poi c'è il fronte francese con il ministro dell'Ambiente, Ségolène Royal, nemica giurata delle auto, che ora spara nel mucchio. L'Eliseo, che è anche azionista di Psa e Renault, nei giorni scorsi è tornato a prendersela con quest'ultima, a causa di presunte anomalie relative alle motorizzazioni diesel. Ma ora il ministro Royal annuncia che anche altri costruttori di veicoli potrebbero essere indagati per le stesse ragioni, incurante delle reazioni sui mercati che una dichiarazione del genere può scatenare.

Commenti

moshe

Lun, 16/01/2017 - 09:16

ennesima prova di una UE disunita. Fuori subito !!!

diesonne

Lun, 16/01/2017 - 09:49

diesonne il gramde capitale ha la coda di paglia-la guerra moderna è sulla concorrenza disonesta-chi cresce deve essere ferito-il capitale disonesto è un furto

antiom

Lun, 16/01/2017 - 11:11

Per quanto concerne l'atteggiamento disfattista nei confronti di Fca dei dirigenti Wolkswagen, e protezionistico dei protagonisti politici del governo tedesco, cui ha ben contrabbattuto il nostro ministro Calenda: si può applicare il detto, dei "pidocchi saliti alla gloria". Infatti prima di questo opinabile marchio che ha raggiunto vette altissime di vendite grazie all'estro degli italiani: nella stessa Germania ci sono Ford e Opel con ben più antica e radicata origine, che sono da sempre superiori in tutti i sensi. I pidocchi sono e restano pidocchi^ Considerate che alla stessa manca il piccolo Suv che hanno tutti, in Europa e nel mondo.

Ritratto di nando49

nando49

Lun, 16/01/2017 - 11:25

Alla fine era meglio stare in Italia e avere a che fare con la Camusso.

cir

Lun, 16/01/2017 - 12:45

io la trovo una cosa correttissima!!

ampar

Lun, 16/01/2017 - 14:20

l'Unione Europea...un'Europa unita! ahahahah