Berlusconi ai suoi: basta con i capricci tutto, sta cambiando

Il Cav invita a guardare oltre: alle prossime elezioni noi contro Renzi. Ma i frondisti guidati da Fitto preparano una kermesse pubblica

«Possibile andare avanti con questa storia? Possibile continuare a discutere del niente quando è chiaro che lo scenario è ormai radicalmente cambiato, che le prospettive sono altre e che alle prossime elezioni – che siano fra un anno o fra tre – niente sarà più come prima?». Il fastidio di Silvio Berlusconi per le tensioni che in queste settimane agitano Forza Italia sta tutto nelle riflessioni confidate negli ultimi giorni ad alcuni dei parlamentari a lui più vicini. Non che l'ex premier non capisca il timore di non riavere un seggio o la preoccupazione di chi c'è ora e domani dovrà far spazio a forze nuove, quel che il leader azzurro fa fatica a comprendere è l'ostinazione a immaginarsi un mondo cristallizzato dove tutto rimane immutabile. Anche perché, è il senso dei suoi ragionamenti in privato, è chiaro che l'avvento di Matteo Renzi ha completamente rivoluzionato lo scenario.

Le inquietudini che attraversano Forza Italia, insomma, lo coinvolgono fino a un certo punto. Non per distacco, ma per la convinzione che le prospettive siano ormai altre, che gli scenari a venire siano diversi. Che un domani – che sia fra un anno o fra tre – a confrontarsi saranno due, forse tre, grossi partiti: uno guidato da Renzi, l'altro da Berlusconi e – se reggerà al logoramento di una legislatura per ora decisamente inconcludente rispetto alle aspettative – il terzo da Beppe Grillo. Insomma, «non è più tempo per i capricci».

Ecco perché Berlusconi poco si appassiona alle vicende interne a Forza Italia, alla fronda organizzata da Raffaele Fitto e alle lamentele di chi chiede un'opposizione più rigida o magari le primarie invece dei congressi per indicare i futuri dirigenti sul territorio. Nella testa dell'ex premier, infatti, si tratta di «dettagli» o «minuzie» rispetto a un quadro che si sta decisamente ribaltando. Con buona pace dei frondisti che già ragionano su come contarsi durante la stagione congressuale di Forza Italia – assise comunali e provinciali – che dovrebbe aprirsi a dicembre, con le truppe dei fittiani che in Puglia, Campania e Sicilia vantano comunque numeri importanti. E che nei prossimi giorni (entro il 12 ottobre) si riuniranno in un'assemblea pubblica in un teatro romano che coinvolgerà almeno 35 parlamentari (18 deputati e, soprattutto, 17 senatori), così da dare un segnale chiaro del malcontento.

L'ex premier, invece, guarda più in là. Alle riforme che potrebbero finalmente andare in porto grazie al patto del Nazareno – di cui Berlusconi continua ad andare fiero, nella convinzione che possa essere il punto di partenza per un nuovo modo «collaborativo» e non conflittuale di approcciare la politica – ma anche ai prossimi appuntamenti elettorali, che non necessariamente saranno alla fine naturale della legislatura. Troppe le incognite per poter fare previsioni, secondo il leader di Forza Italia. Che proprio per questo si sta comunque organizzando. La trattativa con Ncd, per dirne una, è così avanti che nei giorni scorsi perfino Renzi è arrivato a ironizzare con Angelino Alfano. «E bravo! Mi ha detto Silvio che l'accordo è praticamente chiuso», ha scherzato il premier con un imbarazzato ministro dell'Interno. Anche perché il corollario con cui ha chiuso Renzi non è stato certo di buon auspicio: «Mi pare di aver capito che l'unico problema sono tre-quattro persone di cui il presidente proprio non vuol sentir parlare...». Riferimento diretto a un attuale ministro, a un ex ministro e a un ex carica istituzionale. Al netto del ruolo di Alfano, a cui Berlusconi continua a mandare messaggi poco incoraggianti. Del tipo: «Ovviamente non puoi porre alcuna condizione». Tanto che il leader di Ncd pare sia piuttosto refrattario a un accordo. Senza contare il fatto che in privato Renzi continua a chiamare Berlusconi «il presidente».

Commenti
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stock47

Sab, 27/09/2014 - 17:40

Temo che quello che non ha capito, che "tutto sta cambiando", sia proprio Berlusconi. Ha fatto il suo tempo, avrebbe potuto rivoluzionare l'Italia e invece si è fermato dietro sciocchezze, piani personali da seguire quando gli elettori glie ne avevano indicati tutt'altri. Berlusconi ha tuttora una figura carismatica presso molti elettori ma il suo ciclo è finito, ne deve prendere atto. Hanno ragione Fitto e gli altri a volere che i rappresentanti vengano scelti dagli iscritti del partito. Non si può andare avanti con un partito diretto a bacchetta da Berlusconi. Lui chiede volti nuovi ma se lui rimane a cosa serviranno? Solo a cambiare le apparenze ma gli elettori di apparenze ormai si sono stufati, vogliono scelte ben precise decise dagli elettori e che il partito si deve limitare a seguire, senza deviazioni di rotta. E' certamente vero che un partito disunito difficilmente potrà raggiungere obiettivi comuni. E' anche vero, però, che senza avere la possibilità di scegliere tra le varie rotte gli elettori non daranno il voto al buio. In quanto alle promesse, troppe ne sono state fatte, tutte disattese. Gli sforzi attuali si devono concentrare solo su una legge elettorale con un sistema maggioritario equo, con un Parlamento ridotto a meno della metà attuale, con gente scelta dagli stessi elettori a rappresentarla. Le comparsate in TV e le propagande ormai non servono più, la gente vuole solo fatti e gente decisa a realizzarli.