Ma Berlusconi boccia i raid su Tripoli

Il leader di Forza Italia: «Errore imperdonabile avere fatto la guerra a Gheddafi»

Fabrizio de FeoRoma Il caos, le primavere arabe trasformate in freddi inverni, il ricordo del monito lanciato nei giorni roventi dell'intervento militare contro Gheddafi - che alla prova dei fatti ha disintegrato la Libia e generato la disastrosa situazione attuale - la rivendicazione degli accordi tesi ad avvicinare l'allora leader libico alla comunità internazionale.Silvio Berlusconi torna a soffermarsi sull'emergenza che si sta vivendo sull'altra sponda del Mediterraneo e sul possibile coinvolgimento del nostro Paese in una operazione militare. Se venerdì intervenendo all'Ergife alla manifestazione organizzata da Antonio Tajani aveva espresso un auspicio fin troppo chiaro - «Spero che il governo non commetta l'errore di intervenire in Libia rovinando il grande lavoro che per 10 anni il nostro governo ha fatto per trasformare giorno della Vendetta, il 31 agosto, nel giorno dell'Amicizia» - ieri è tornato sull'argomento in una intervista con l'agenzia Ansa. «Fare la guerra a Gheddafi, e illudersi che dopo la cosiddetta Primavera araba non ci sarebbero stati più problemi, è stato un errore imperdonabile. Adesso tutti mi danno ragione, ma è troppo tardi. Avevo avvisato i governi europei e quello statunitense - aggiunge il presidente di Forza Italia - che il cambio di regime in Libia avrebbe dato luogo a un disastro. E purtroppo così è avvenuto: la nazione è collassata, le centocinque tribù si combattono fra di loro e sono aumentate le bande di criminali e di terroristi jihadisti».Per il leader azzurro «il problema delle truppe Isis deve essere risolto dai governi libici attuali con una offerta ai mercenari per fame, conquistati dall'Isis attraverso uno stipendio di 1.000 dollari al mese, con la promessa dell'arruolamento nelle forze libiche e uno stipendio di poco superiore a quello che percepiscono attualmente». Per Berlusconi, «la complessità della situazione libica dovrebbe sconsigliare di intraprendere interventi frettolosi o superficiali». «Sono fermamente contrario ai bombardamenti - spiega - perché bombardare vorrebbe dire fare tante vittime innocenti. Inoltre si distruggerebbe tutto, si incentiverebbero le migrazioni verso l'Italia e nessuno avrebbe più una casa e una città dove tornare». Ma «non solo - aggiunge - si ritornerebbe da parte di tutti i cittadini libici a quell'odio verso i colonizzatori italiani che noi abbiamo superato con dieci anni di lavoro, arrivando a trasformare il 31 agosto dalla giornata della Vendetta nella giornata dell'Amicizia».La posizione di Berlusconi resta quella resa nota più volte negli ultimi giorni: «No a interventi superficiali e frettolosi». Un invito espresso nei giorni in cui alcune fughe di notizie sembrano indicare il desiderio di Washington di coinvolgere l'Italia in un ruolo più attivo nella lotta all'Isis. Tutto questo mentre Forza Italia, con Renato Brunetta, chiede con forza a Renzi di riferire in Parlamento per fare chiarezza «sull'inesistenza della politica estera italiana».