Berlusconi fedele al Nazareno però frena sull'ok all'Italicum

Il Cavaliere vuol firmare le riforme istituzionali ma anche dire la sua sul successore di Napolitano

L'ordine di scuderia è partito lunedì. Tanto perentorio che nessuno in Forza Italia ha pensato di puntare il dito contro un Giorgio Napolitano che - slegando la pratica delle dimissioni da quella delle riforme - ha nei fatti fornito a Matteo Renzi un assist decisivo nella trattativa con Silvio Berlusconi. È il segnale di una mediazione in corso, visto che difficilmente l'ex premier non è d'accordo con Ignazio Abrignani quando dice che «oggi Forza Italia forse non rivoterebbe» Napolitano al Colle. Eppure niente. Silenzio. Con le diplomazie al lavoro, nel tentativo di rinsaldare un patto del Nazareno di cui sia Berlusconi che Renzi hanno comunque ancora bisogno. Un confronto che va in parallelo con quello sul successore di Napolitano, perché se è vero che da una parte il leader del Pd ha fatto presente all'ex premier che non è più lui a dare le carte, non c'è dubbio che dall'altra preferisce i suoi voti a quelli - certamente meno gestibili - dei fuoriusciti grillini. Non è un caso che i 18 senatori di Forza Italia che oggi sono iscritti a parlare sulla riforma elettorale fanno tutti capo a Raffaele Fitto, i cui rapporti con Berlusconi - nonostante le recenti ambasciate di Gianni Letta, Denis Verdini e Niccolò Ghedini - continuano ad essere tesissimi.

Il segnale atteso a Palazzo Grazioli, però, arriva da Algeri nel tardo pomeriggio. Quando Renzi apre ad una «clausola di salvaguardia» che «fa entrare in vigore la legge elettorale il 1 gennaio 2016». Un modo per superare le resistenze del leader di Forza Italia, preoccupato che il presidente del Consiglio punti al voto anticipato in primavera (con tanto di election day con le Regionali). E per tranquillizzare le rispettive truppe, visto che sia in Forza Italia che nel Pd sono in tanti quelli che in caso di ritorno alle urne non verrebbero ricandidati.

Da ieri, insomma, la finestra elettorale di primavera si va facendo decisamente più stretta (ma non quella del voto nel 2016). Mentre si aprono nuove prospettive di confronto sul dopo Napolitano. Perché non ha torto Laura Ravetto quando dice che «approvate le riforme Renzi non avrà più bisogno di Forza Italia e ci scaricherà», ma è pur vero che se la trattativa sul Quirinale sarà condotta con la minaccia delle urne ridimensionata (se passa la clausola di salvaguardia c'è sempre il Consultellum) è più probabile che il Nazareno tenga anche sul Colle. Convergendo, magari, su un nome di garanzia per tutti.

di Francesco Cramer

Roma

«I l patto deve tenere». Berlusconi non si smuove di un centimetro sebbene riceva quotidianamente porte in faccia dal premier. L'ultima è di ieri sera quando Renzi, papale papale, dice in chiaro: «Non esiste la possibilità di collegare la riforma elettorale alla riforma costituzionale perché andrebbe contro la Costituzione». Traduzione: è irricevibile la richiesta di far entrare in vigore l'Italicum solo dopo che si è riformato anche il Senato. C'è da fidarsi, quindi? Renzi continua a ripetere di non voler andare al voto ma negli ambienti azzurri sono in molti a nutrire sospetti. D'altronde già una volta Renzi assicurava di #staresereni e poi s'è visto che fine ha fatto Letta jr. Tuttavia la sua è una chiusura per metà posto che il premier ventila un'altra ipotesi: incassare subito l'Italicum con una data di nascita postdatata: «Si può decidere - aggiunge Renzi - che la legge elettorale entri in vigore dal primo gennaio 2016». Di certo le trattative sono in atto e le rassicurazioni che non si torni al voto appena approvata la legge elettorale serve anche a tenere buona la minoranza del Pd. In ogni caso la priorità del Cavaliere resta quella di rimanere in partita: sia per mettere la firma in calce all'abolizione di palazzo Madama, sia per dire la propria sul nome del successore di Napolitano. La questione Colle è troppo importante e facendo saltare tutto c'è il rischio che il premier faccia da sé spingendo Forza Italia nel ghetto. Questo mai. Per cui la strategia è quella di non strappare e prendere tempo. E qui si gioca il vero conflitto tra l'ex premier e l'attuale: Renzi ha fretta; tanta fretta: il consenso si sta erodendo e ha bisogno di dare l'impressione di non essere impantanato. Berlusconi, invece, un po' di tempo in più lo vorrebbe prendere. I tempi tecnici dei lavori parlamentari giocano a favore degli azzurri che sperano di lasciar passare l'Italicum con l'anno nuovo. In questo modo Berlusconi sarebbe ancora seduto al tavolo del Nazareno il giorno in cui si dovrà decidere insieme il post Napolitano.

La partita entra nel vivo così come le trattative più o meno sotterranee. Ma un accordo va trovato perché la relatrice del provvedimento, la piddina Anna Finocchiaro, dovrà decidere a breve quali emendamenti fare propri e portare in Aula. Logicamente avendo trovato precedentemente la quadra per non andare allo sbaraglio.

È un gioco a scacchi, questo, dove i contraenti cercano di smascherarsi a vicenda. Brunetta lo scrive quasi quotidianamente sul Mattinale: «Renzi ha improvvisamente fretta. Per carità, bene le riforme, bene rinnovare la legge elettorale e la nostra Costituzione. Ma ogni passaggio, soprattutto passaggi così delicati, dovrebbe avere i suoi tempi e i suoi modi». E ancora: «Se si andrà a votare nel 2018 - sottolinea Brunetta - come ripete da mesi il presidente del Consiglio, che motivo c'è di approvare la legge elettorale con tre anni d'anticipo?». Non solo: «E soprattutto la crisi economica, che non accetta ad attenuarsi, imporrebbe al governo di concentrare anima e corpo in un'agenda per il rilancio del Paese».

Il fattore tempo è l'arma vera in mano a entrambi: più ne passa più le condizioni dei contraenti mutano. E per Renzi sembrano mutare in peggio. Tanto che Augusto Minzolini, uno a cui il patto non piace per niente, dice tra il serio e il faceto: «Più andiamo avanti così più sarà il premier a non voler andare al voto. Anzi, vedendo i consensi al Pd arriverà il momento che sarà a lui a scongiurare che si voti soltanto nel 2018 e non prima».