Berlusconi punge il premier: vittoria di Pirro sulle riforme

Il Cavaliere è convinto che l'Italicum passerà ma che alla lunga Renzi pagherà la sua arroganza. Forza Italia prepara gli emendamenti per dare battaglia in Aula

Per Berlusconi l'Italicum è una battaglia persa: la legge elettorale passerà perché i dissidenti del Pd, purtroppo, abbaiano ma non mordono. Ma vincere una battaglia non significa vincere la guerra, anzi. Il Cavaliere considera e considererà quella di Renzi una vittoria di Pirro perché ottenuta nei modi che tutti conoscono: forzature, strappi, ultimatum e minacce continue che alla fine gli nuoceranno. I numeri parlano chiaro: Renzi riuscirà a portarsi a casa la legge elettorale al più tardi la prossima settimana. Un sintomo che per il Cavaliere il premier non corre rischi è il fatto che per tutta la settimana se ne starà ad Arcore e a Roma non metterà proprio piede.

Ma se è scontato che Renzi farà risultato sull'Italicum, meno scontato è il prezzo che pagherà nel medio-lungo periodo. Il leader di Forza Italia è sempre più persuaso che il modo di fare di Renzi alla fine è un'arma a doppio taglio. Gli italiani si stuferanno della sua arroganza e prima o poi il Pd si spaccherà. Non questa volta, però perché «la minoranza piddina è troppo spaventata». L'ex premier lascia che sia Brunetta a gestire la partita a scacchi in Aula tra richieste di voti segreti e denunce di colpi di mano ma il risultato finale non cambierà. E, si giura nei dintorni di Arcore, il premier non avrà neppure bisogno del cosiddetto «soccorso azzurro». I verdiniani, nostalgici del Nazareno, si adegueranno alla linea ufficiale del partito convinti come sono che la loro stampella non sarà necessaria. La linea ufficiale del partito comunque è «pollice verso senza se e senza ma» e verrà ribadita oggi stesso in una riunione a Montecitorio all'ora di pranzo. Forza Italia chiederà in ogni caso il voto segreto sulle pregiudiziali, nella speranza di un moto d'orgoglio della sinistra piddina. E poi comincerà la battaglia sugli emendamenti; Fi ne ha già depositati alcuni: premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista, possibilità di apparentamento al secondo turno, entrata in vigore della legge posticipata. Nel tentativo di evitare qualsiasi sgambetto il premier potrebbe mettere la fiducia, blindando il provvedimento e già si preannunciano toni ruvidi: «Mettere la fiducia sulle pregiudiziali sarebbe una cosa mai vista o quasi mai vista in un paese democratico. Non credo che Renzi lo farà, spero che non lo faccia, se metterà la fiducia se ne assumerà tutte le responsabilità», minaccia Brunetta.

Nel tradizionale lunedì dedicato a famiglia, avvocati e aziende, Berlusconi evita di impegnarsi in prima persona sul dossier-Regionali anche se fa sapere di non voler lasciar soli i candidati appoggiata da Forza Italia. Certa la sua presenza in Campania, Liguria e Veneto e probabilmente anche in Puglia dove non trova ancora conferma, però, la sua visita il 7 o l'8 maggio al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

Nessuna grossa novità neppure sul fronte partito a cui, comunque, il Cavaliere vuole mettere mano. Il faro resta la costruzione del Partito repubblicano e non è un caso che due fedelissimi come Antonio Tajani e Deborah Bergamini ieri abbiano incontrato a Roma, presso la Fondazione Konrad Adenauer, il parlamentare tedesco Franz Josef Jung, vicepresidente della Cdu. Al centro dell'incontro, la situazione politica in Germania e in Italia, le priorità dell'Unione europea, l'emergenza immigrazione dal Nord Africa, il conflitto in Ucraina e il contrasto al terrorismo di matrice islamica. Ma anche il futuro dei moderati italiani.