Bersani & C. si «mimetizzano» e aspettano il treno di Pisapia

Gli uomini di Mdp candidati in variopinte liste civiche

Roma Non ci hanno neppure provato: non un logo, un simboletto, una sigla da offrire al voto degli italiani. Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani hanno ritenuto più prudente evitare di mettere il loro micropartito, nato dalle scissioni di Pd e Sel, alla prova delle urne. E non c'è da meravigliarsene: debuttare sulla scena elettorale con una più che probabile debacle non sarebbe stato bello per chi è cresciuto al riparo del casermone Pci. Di qui la scelta di mimetizzarsi dietro variopinte «liste civiche», appoggiando per lo più i candidati Pd, salvo eccezioni esilaranti come Padova, Verona o Pistoia, dove la sinistra è riuscita a dividersi su diversi candidati.

Impossibile quindi misurare il peso - se esiste - di un Movimento che spera di potersi infilare in qualche altro contenitore anche alle prossime Politiche e insegue il desiderio di farsi trainare da Giuliano Pisapia verso il quorum del 3% (alla Camera), mentre quello dell'8% al Senato rimane proibitivo. A meno che Pisapia non decida l'alleanza con il Pd: ma per i fuoriusciti sarebbe un amaro boccone da ingoiare, tant'è che Bersani e compagni stanno facendo le barricate contro la prospettiva di doversi far garantire un seggio e uno stipendio dall'odiato Matteo Renzi.