Bertolaso detta le sue condizioni «Lascio con meno di 10mila voti»

Freddezza tra il candidato azzurro a Roma e la Lega, che ribadisce: «Non è il nostro candidato» Ma oggi i gazebo ci saranno. E l'ex capo della Protezione civile punta sulla legittimazione dei numeri

Giuseppe MarinoRoma Se Bertolaso vuole essere il nuovo Cesare un vantaggio sull'originale ce l'ha: sa già chi può essere il suo Bruto. Ieri a chi gli chiedeva se fosse definitiva la rottura con Salvini, rispondeva: «Siamo vicini alle Idi di marzo, ed è una data fatidica per la storia di Roma». Il leader della Lega va giù duro su Bertolaso: «Non è il mio candidato». L'impressione è che ormai valga anche il contrario: l'ex capo della Protezione civile ha poca voglia di essere il candidato della Lega.I pontieri della coalizione giocano le ultime carte per cercare una non facile via d'uscita in cui potrebbe diventare fondamentale la carta Meloni. Ieri anche la leader di Fratelli d'Italia avrebbe tentato di convincere Berlusconi a frenare il carro delle «gazebarie» e in serata Fdi fa sapere che sarebbe stato meglio rinviare ma che darà comunque indicazione di votare «sì». Ma è chiaro che non ci sarà mobilitazione. Bertolaso invece punta tutto sul voto di oggi e domenica mattina concordato e poi «scaricato» con un comunicato della divisione romana di «Noi con Salvini» che ne mette in dubbio la trasparenza.Bertolaso replica in tv ad Agorà, su Raitre: «Quelle che facciamo noi però sono primarie vere, con persone vere. Tutto in modo trasparente. Il Pd ci ha messo tre mesi a farle, la Lega tre settimane e nessuno ha potuto controllare le schede». Ma che voglia giocare ai gazebo il tutto per tutto lo dice soprattutto il fatto che si sia spinto a fissare esplicitamente un'asticella per il successo: «Sono disposto a un passo indietro, se alle consultazioni di domenica ci sarà una affluenza bassa o se dovessero prevalere i No rispetto al mio nome e alle mie proposte. Credo che una affluenza sotto i diecimila possa essere considerata non soddisfacente». Sotto quota diecimila dunque, l'avventura di Bertolaso finirebbe prima di cominciare, e lui dice esplicitamente: «Diecimila persone vere sono meglio di diecimila taroccate», e ancora «io mollo Roma se ci sarà scarsa affluenza alle urne e se ci fossero risultati negativi». Le condizioni del voto sono chiare, ma è una corsa contro il tempo. La macchina organizzativa con mille volontari, coordinata da Marcello Fiori, punta ad allestire fino a settanta gazebo nei principali quartieri. Sulla scheda sottoposta ai romani quattro quesiti, e la dichiarazione di condividere i valori del centrodestra. Oltre al sì o no sul nome di Bertolaso, gli elettori potranno anche indicare le priorità del programma di governo. Sono scesi in campo anche i big del partito, da Brunetta a Gasparri, per invitare i romani alle urne.Fino all'ultimo gli alleati cercheranno di fermare l'evento, ma Silvio Berlusconi pare intenzionato a non fare passi indietro. Non serve attendere le Idi, il 15 marzo, perché il Cav è atteso oggi a un gazebo in centro, forse a Largo Argentina. Guarda caso, il luogo in cui fu ucciso Cesare.