Bici, arriva la scossa Meglio se elettrica (e a prova di ladro)

Continua a crescere il mercato delle due ruote a pedalata assistita Piaggio lancia Wi-bike, sempre connessa e rintracciabile ovunque

Milano - C'è a chi ne hanno rubate due, tre, anche quattro. Una è quasi la regola. La bici va di moda, si ruba e si vende, tant'è che quattro anni fa in Italia c'è stato il «sorpasso» storico con 1 milione e 600mila biciclette vendute contro 1 milione e 400mila automobili immatricolate. Ed è stato così anche negli anni a seguire. Vanno fortissimo, non a caso, proprio le City Bike che rappresentano il 32 per cento delle vendite, seguite dalle mountainbike (31) e dalle bici da bambino (18). Discorso a parte per le bici elettriche e per le bici da corsa. Le prime (4) sono arrivate sul mercato da pochi anni e le vendite sono in costante aumento; le «fuoriserie» da competizione (6) rappresentano invece una fetta di mercato riservata agli appassionati che è però anche tradizione e storia in questo settore con marchi come Colnago, Pinarello, De Rosa che sono ormai vanto del made in Italy anche all'estero. Ma i furti di biciclette restano una piaga. A Milano, ma anche altrove, ormai non fanno neanche più notizia e infatti non vengono quasi più neppure denunciati. Ogni anno in Italia vengono rubate circa 320mila biciclette dei quattro milioni di pezzi circolanti. I numeri sono quelli dell'Istat ma ovviamente non sono completi perché, a differenza di quanto succede nella maggior parte degli altri Paesi europei, in Italia non esistono dati sul problema perché le bici sono «un bene mobile non registrato» che non viene censito nei database del Ministero degli Interni. Che fare? Tanti, quasi tutti, si arrangiano con lucchetti, catene, ganci, borse, selle e manubri che si smontano e vengono portati in ufficio per non indurre in tentazione. Ma non sempre basta, anzi quasi mai. Servirebbe un sistema che permettesse l'identificazione delle biciclette con una punzonatura del codice fiscale del proprietario sulla bicicletta. Ma per ora se ne parla e basta. Così a risolvere il problema ci pensano anche le case costruttrici. Piaggio ad esempio, una storia nel modo degli scooter, basti pensare a cos'è stata e cos'è la Vespa, da poche settimana si è messa a «pedalare» con Wi-Bike una bici a pedalata assistita stilosa e versatile che è pronta a prendersi un pezzetto delle nostre città. Tecnologia allo stato puro. Una bici «connessa» che costa intorno ai 3mila euro, con un batteria da 400 Wh agli ioni di litio e un'autonomia mediamente compresa tra i 60 e i 120 chilometri che permette di stabilire quante calorie consumare, che fa da personale trainer, che suggerisce i percorsi e permette condividerli come va di moda oggi sui social. Ma soprattutto una bici che non può essere rubata. «Le centraline di cruscotto, le batterie e motore elettrico sono collegate da un codice di sicurezza consegnato al cliente al momento dell'acquisto- spiega Luca Sacchi, responsabile del progetto-. Le tre unità possono funzionare solo se collegate e dialoganti l'una con le altre, altrimenti la bici è inutilizzabile». Ciò detto, se provano a rubarla immediatamente arriva il segnale d'allarme sul telefonino e si attiva il sistema di localizzazione. In pratica rimuovendo il display quando ci si ferma anche solo per entrare in un negozio si rende di fatto Piaggio Wi-Bike inutilizzabile. Non solo. «Nella batteria è nascosto un modulo Gps-Gsm che funziona sia da antifurto satellitare sia da elemento di trasmissione dati- spiega Sacchi -. Nel caso il sistema rilevi un tentativo di furto del veicolo, viene immediatamente inviata una notifica tramite l'app dedicata e tracciata sulla mappa la posizione della bici».

Commenti

gianni.g699

Gio, 02/06/2016 - 12:52

Una caga.a bestiale !!! quando l'hanno infilata in un furgone (come sempre fa la mggiornaza degli specialisti di furti di ciclomotori e bici) il grande sistema telemetrico gpessato diventa un misero gadget inutile e senza significato !!! costi di progettazione e gadget buttati al vento !!!

Ritratto di do-ut-des

do-ut-des

Ven, 03/06/2016 - 10:08

@gianni.g699 è quello che volevo dire anch'io. Intanto cosa ci fanno quei innumerevoli furgoncini con carrello tendato chiuso con targa rumena che viaggiono verso l'est? Mai un polizotto che li fermi e verificare cosa contengono?