Il biglietto dell'assassino: "Jessica, mi sei nel cuore". Ed era pronto alla fuga

Ritrovato un messaggio del tranviere. Il gip: "Movente sessuale. Voleva andare all'estero"

Milano - Un «chiaro interesse sessuale» e un tentativo di approccio fisico «respinto» da Jessica Valentina Faoro: è questo secondo il gip di Milano il movente dell'omicidio della ragazza che avrebbe compiuto vent'anni ad aprile. Anche se Alessandro Garlaschi, il 38enne in carcere dalla sera di mercoledì scorso, ha raccontato di aver colpito Jessica con quaranta coltellate per difendersi dall'aggressione di lei. La prova delle vere intenzioni del tranviere è in un biglietto trovato dalla polizia sul comodino nel bilocale di via Brioschi 93 in cui è avvenuto l'omicidio.

«Ciao bimba sai che tvb. E ci tengo un casino a te! - scriveva l'uomo a penna blu - Stasera spero mi starai facendo qualcosina oltre al dvd. Ma devi fare tutto tu e dirmi tu quando iniziare. Mi raccomando con il tipo stasera (Jessica doveva uscire con un ragazzo, ndr)... Ti lascio questi se proprio vuoi fare... fai. Spero comunque che anche con me... Perché ti giuro e te lo scrivo sei dentro il mio cuore». L'intestazione sulla busta: «Per Jessica da Ale... Apri importante». E l'annotazione del gip Anna Calabi, che ha disposto la custodia cautelare in carcere: «Il manoscritto appare elemento indicativo di un chiaro interesse sessuale dell'indagato nei confronti della vittima».

Un altro fatto che per il gip tradisce il movente sessuale «della brutale e mortale aggressione» è che la 19enne aveva chiesto aiuto ai carabinieri all'una di notte del primo febbraio. Voleva che la assistessero mentre recuperava i propri effetti personali dall'appartamento in cui da circa una settimana veniva ospitata in cambio di lavori domestici. Era decisa ad andarsene, «perché quella sera mentre riposava il Garlaschi le aveva accarezzato il braccio spaventandola». Perché lui le aveva raccontato delle proprie conquiste amorose e per «il rapporto ambiguo che l'uomo aveva con la sorella». Il 38enne infatti aveva preteso dalla moglie che fingesse di essere sua sorella, versione cui Jessica aveva creduto, pur dormendo con lei nello stesso letto. Il giudice definisce «particolarmente significativi» i comportamenti di Garlaschi verso la giovane nei giorni precedenti, per spiegare i retroscena del delitto.

Davanti al gip Garlaschi, assistito dall'avocato Angelo Mongelli, non ha aperto bocca. Il giudice ricostruisce comunque la dinamica dell'omicidio. Alle 4 di notte Garlaschi colpisce Jessica con un coltello da cucina dalla lama di 25 centimetri. Una quarantina di volte a dorso, addome, volto, arti superiori. Poi prova a darle fuoco con alcuni fogli di carta e una bottiglia di alcol. In più occasioni lungo la mattinata successiva confessa di aver ucciso la ragazza. In particolare quando chiama il 118. «C'è stata una lite tra me e le ragazza - dice - La ragazza mi ha colpito con un coltello a entrambe le mani. Io sono riuscito a prendergli il coltello, l'ho girato e l'ho colpita allo stomaco». Ancora: «Ho cercato anche già di pulire... perché... ho cercato di metterla diciamo... coperta... dentro alle borse, dentro a dei teli per non vederla. Mi ha guardato, mi ha detto non riesco a respirare più...». Quando arrivano i soccorritori e le volanti, l'uomo è effettivamente ferito alle mani. Jessica è riversa in soggiorno, parzialmente avvolta in due grosse sacche. L'arma del delitto è stata lavata malamente e rimessa nel ceppo dei coltelli. Tra gli oggetti ritrovati ci sono un collare in pelle e un guinzaglio con catena, di cui il 38enne voleva sbarazzarsi. I vestiti del tranviere sporchi di sangue sono nella spazzatura condominiale. In casa ci sono la moglie e la suocera di Garlaschi: è andato a prenderle dopo il delitto. A loro racconta la versione della lite scatenata dalla vittima e della propria reazione per difendersi, le due donne sembrano credergli. Non il gip. Per cui Garlaschi, condannato in passato per atti persecutori, aveva intenzione di «disfarsi del corpo» e di fuggire all'estero.