Bimbi nella spazzatura e topi dappertutto "Andate via, nei nostri campi non si entra"

A Roma stanziati fondi per portare i piccoli a scuola, ma i pulmini tornano vuoti

Roma Massimina, quartiere alla periferia di Roma, un'area tagliata in due dalla via Aurelia. Zona di passaggio e di insediamenti commerciali, dimenticata dal Comune e da Dio. È qui che si trova il campo rom «La Monachina», uno dei due (l'altro è quello denominato «La Barbuta») che il sindaco Virginia Raggi ha annunciato di voler chiudere. Ma la storia è la stessa da troppi anni. «Non ne possiamo più - spiegano i residenti -, tra furti, rapine e atti vandalici». Perché tra le circa duecento persone ospitate nell'insediamento ce ne sono anche di violente. Provare a entrare è un'odissea. «Che vuoi? Vattene», ci dicono due giovani con fare sicuro. E poi fanno foto e ti circondano con le auto.

È una delle tante storie tra mille storie di rom. Situazioni di degrado che in un mondo civile non dovrebbero esistere. Soprattutto perché dietro alla faccia più evidente di un accampamento da terzo mondo si affaccia lo spettro del problema più grande. E appare, in un angolo, il volto minuto di un bambino che non avrà più di tre anni, gracile, con la pelle lurida e le gambe nella spazzatura fino al ginocchio. «Si spendono soldi per mandare a prendere questi minori e portarli a scuola - raccontano i consiglieri di Fratelli d'Italia al municipio XII Giovanni Picone e Marco Giudici -, ma i pulmini arrivano vuoti». La gente è disperata, perché nel quartiere, a cavallo tra una zona di prostituzione e la discarica di Malagrotta, di problemi ce ne sono già abbastanza. Un territorio il cui commissariato più vicino, che deve coprire una superficie di 87 chilometri e 145mila persone, è a Monteverde, ovvero dall'altra parte della città. Insomma, prima che una volante, in caso di furto o altri problemi, arrivi sul posto, passano ore. «E poi - proseguono i consiglieri - ci sono roghi continui perché la gente, nei pressi del campo, scarica immondizia di ogni genere».

Basta guardare e si trova di tutto, dall'eternit ai vecchi divani, mentre nel mezzo ai sacchetti si vedono topi e galline. Nel tempo ci sono stati esposti, sono state presentate interpellanze e interrogazioni, ma nonostante le parole nessuno ha ancora concretamente attuato le promesse. L'unico progetto portato a termine è stato quello che ha visto il posizionamento di alcune telecamere finte di fronte al campo. Peccato che si siano accorti subito dell'inganno. Il tutto mentre i cittadini, da oltre dieci anni di presenza dell'insediamento, continuano ad aver paura e a vedere inascoltate le loro richieste di avere maggior sicurezza. «Speriamo ci pensi Salvini», si augura un residente con la faccia di chi, ormai, non ci crede più.