IL BIMBO UCCISO

«La vicenda del piccolo Loris? C'è una cosa che deve essere preliminarmente chiarita e non è stata ancora chiarita, perché non sono stati ancora resi noti i risultati medico legali, ed è quella di un'ipotesi di abusi. Perché se il bambino subiva abusi, come qualcuno afferma, si spalanca uno scenario in cui la famiglia è in qualche modo coinvolta dentro e ai suoi confini. E la madre del bimbo se ha giocato un ruolo in questa vicenda non è l'unica ad avere colpe».

Comincia così, con questa affermazione, il tentativo di ricostruire il puzzle dell'ennesimo delitto che il professor Alessandro Meluzzi psichiatra, psicologo e criminologo di chiara fama, propone in questa intervista al Giornale .

E se al contrario il bambino non avesse mai subito abusi che piega prenderebbe la vicenda?

«Allora il caso andrebbe inquadrato sotto un'altra prospettiva però allora mi si deve spiegare perché Loris è stato ritrovato senza mutandine e un paio di mutandine sono state lasciate, forse per depistare, lontano dal corpo. E su questo particolare mi auguro stiano lavorando gli inquirenti».

C'è un altro aspetto che non la convince di questo caso, professore?

«Sì l'altro aspetto è il trattamento che la mamma del piccolo sta subendo perché nell'ordinamento giurisprudenziale e investigativo italiano non dobbiamo confondere le prove con gli indizi ma neanche i sospetti con gli indizi, altrimenti facciamo un grande errore. La signora in questo momento per me più che indiziata è sospettata perché tutto ciò che sappiamo fino ad ora di lei sono le contraddizioni nel suo racconto».

Quindi lei sta evidenziando delle lacune nell'impianto accusatorio...

«Vorrei solo ricordare che perché ci sia un omicidio ci debbono essere quattro fattori: il primo è il corpo, che in questo caso ha molto da raccontare con un'analisi medico legale che si impone approfondita, secondo ci deve essere una narrazione plausibile che stia insieme in termini di tempi, di modalità e di indicazioni. E in questo caso la narrazione mi pare che sia ancora tutta da ricostruire anche in riferimento agli altri personaggi che si affacciano sulla scena di questo delitto: il padre, il nonno, il cacciatore amico del nonno che ha trovato il corpo andando quasi a colpo sicuro, poi ci vuole il corpo del reato e poi ancora un movente...».

Che in questo caso è ancora tutto da costruire...

«Certamente perché pensare che basti tracciare un finto profilo psicologico di una persona, metterla in un manicomio criminale e buttare via la chiave mi sembra come al solito il modo più breve per risolvere un caso. Prima cominciamo a trovare le prove, poi vediamo se il profilo coincide con quello del potenziale colpevole altrimenti facciamo un pessimo uso della psichiatria forense. Il nostro ordinamento vieta di fare una perizia psicologica in termini di prova».

Mi pare di capire dalla sue parole che si stiano forse forzando i tempi di questa indagine...

«Ho l'impressione che ancora una volta l'autorità inquirente sotto le pressioni dei media cerchi in maniera precipitosa una ricostruzione dei fatti. È chiaro che non si può non guardare alla madre ma è altrettanto urgente che questo quadro venga completato, altrimenti si rischia di creare dei mostri. Poi e soprattutto qualcuno deve appurarlo, la Procura, il medico legale, il gip se Loris era un bimbo che subiva abusi o no. Perché se lo era non può essere che venga soppresso dalla madre perché diventata improvvisamente pazza ma, evidentemente, si deve guardare a tutto ciò che sta intorno a questa famiglia. Come sempre si vuol fare immediatamente un processo senza fare prima approfondite indagini di polizia. Quando uno schema investigativo si cristallizza allora ecco che abbiamo delle favole che si portano in aula per portare alla condanna di un colpevole ma non del colpevole».