Boccia sul reddito di cittadinanza: "Non sia disincentivo al lavoro ma un ponte". E Confindustria teme recessione per il 2020

Il presidente di Confindustria, ospite de "L'Intervista" di Maria Latella a SkyTg24, ha parlato della centralità di occupazione e lavoro per il Paese. E sulle grandi opere ha detto: "Gli italiani chiedono lavoro, si riaprano i cantieri"

Giovani, occupazione, grandi opere pubbliche, banche e governo. Ha affrontato diversi temi il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ospite questa mattina a "L'Intervista", il programma di Maria Latella, in onda su SkyTg24. Uno su tutti, le "criticità" emerse dal reddito di cittadinanza. E ha chiarito: "Dovremmo rimuoverle se si vuole mettere al centro l'occupazione".

Il reddito come "ponte" per il lavoro

Per il leader degli industriali, infatti, la misura voluta dal M5S non dovrebbe rappresentare "un elemento di disincentivo al lavoro", ma un "ponte". E ha chiarito: "Occorre aggiungere al reddito di cittadinanza anche un grande piano di inclusione dei giovani al lavoro, che è un'altra cosa rispetto al reddito. Speriamo, su questo, di avere presto un confronto con il governo".

"La misura non aumenti il sommerso"

Il presidente Boccia, rispondento alle domande della giornalista, ha auspicato anche che il provvedimento non sia un elemento che aumenti "il sommerso". E sulle potenzialità della misura dell'esecutivo giallo-verde, il presidente ha dichiarato che "per fare una manovra per il popolo occorre attivare una grande missione Paese". Secondo Confindustria, infatti, per funzionare, il provvedimento deve necessariamente "dare centralità a lavoro e occupazione". Per Boccia, infatti, finora la manovra "è in coerenza con le promesse elettorali ma dà poco e va compensata in termini di crescita". E avverte: "La misura corre il rischio di essere recessiva se il rallentamento dell'economia globale continua in questa direzione. Ed è per questo che ha bisogno di elementi compensativi".

"Aprire subito i cantieri"

"Gli italiani chiedono lavoro e occupazione: è necessario aprire subito i cantieri, perché l'analisi sulle grandi opere va fatta su quanta occupazione generano", ha ricordato poi Boccia. Che ha sottolineato come, secondo i dati dell'Ance (l'Associazione nazionale costruttori edili), l'apertura dei cantieri delle grandi opere creerebbe 400mila posti di lavoro e, in particolare, quelli del Tav Torino Lione, ne costituirebbero circa 50mila. "Temiamo che il 2020 sia l'anno della recessione", ha continuato Boccia, il quale ritiene, infatti, che nel 2019 il pericolo recessione possa essere scongiurato soltanto riaprendo i cantieri e scongiurando gli effetti recessivi, ma che nel 2020, 2021, se dovessero scattare gli aumenti Iva, la recessione non potrà essere evitata. Per Boccia, "il lavoro è la prima emergenza" del Paese: "La manovra è espansiva ma corre il rischio di essere recessiva se l'economia globale continua a rallentare".

Valutare le occupazioni del Tav

E sulle manifestazioni a favore del Tav, Boccia ha sottolineato il "garbo" con cui sono state fatte dai cittadini favorevoli all'opera pubblica. "Dopo la manovra occorrerebbe dibattere nel Paese su cosa vogliamo per allargare il lavoro e l'occupazione", ha insistito il presidente. Che sul Tav ha esortato l'esecutivo a fare "valutazioni" precise sulle possibilità di occupazione.

Il consiglio al ministro del Lavoro

E proprio al capo del dicastero del Lavoro, Boccia ha rivolto un appello: "Al ministro Di Maio suggerisco di andare oltre ai tavoli di crisi: si deve parlare della questione industriale, guardare ai mercati globali, non si risolvono le questioni del Paese affrontando i singoli tavoli". E ha aggiunto: "Se vogliamo rimanere la seconda manifatturiera europea dobbiamo porre la questione industriale: noi siamo un Paese che non ha materie prime e fonti energetiche. Affrontare solo le crisi non bastaSe vogliamo rimanere la seconda manifatturiera europea dobbiamo porre la questione industriale: noi siamo un Paese che non ha materie prime e fonti energetiche. Affrontare solo le crisi non basta".

"Confindustria tifa per l'Italia"

Il leader degli industriali italiani ha poi sottolineato come Confindustria non sia contro l'esecutivo guidato da Giuseppe Conte, ma che tifi per l'Italia e la sua crescita. E ha dichiarato: "Il nostro obiettivo non è fare guerra al governo, ma aiutarlo, ammesso che lo voglia, con una serie di proposte che aiutino a crescere". Sui due vicepresidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, Boccia ha dichiarato di aver provato "grande simpatia umana".

"Tassare le banche è un errore"

Durante il programma di SkyTg24, il presidente di Confindustria ha parlato anche della decisione dell'esecutivo giallo-verde di tassare le banche, riferendosi alla norma prevista nella legge di Bilancio che introduce una modifica del trattamento contabile di perdite e svalutazioni dei crediti: "Credo che tassare le imprese bancarie sia un errore. Noi dobbiamo favorire la competitività delle banche e delle imprese italiane e fare in modo che la maggiore ricchezza che si determina venga redistribuita. Le banche non sono un elemento di negatività, ma sono luoghi in cui si crea occupazione e andrebbero tutelate".

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 05/01/2019 - 15:29

Boccia ha parlato sul reddito di cittadinanza: “Non sia disincentivo al lavoro, ma un ponte”. Sono convinto del contrario. Il “reddito Di Maio”sarà ricercato da tanti “lavoratori” che in già realtà lavorano regolarmente e quindi preferiranno passare dal rapporto di lavoro “regolare” allo status di “senza lavoro”. Ciò per poi lavorare in nero e beccarsi sia il “reddito di cittadinanza” (gratuito) sia il compenso per i propri servigi “in nero”. Un reddito gratis, di status, ed un reddito in nero, di furbizia. Così sarà. Non possiamo sapere quali potranno essene in concreto le conseguenze. Ma il bi-reddito arriverà, specialmente laddove così si può fare più facilmente, cioè nel Meridione.