Per Bolzaneto l'Italia patteggia Dà 45mila euro a 6 delle vittime

Anna Maria Greco

Roma L'Italia riconosce le sue colpe verso le vittime alla caserma di Bolzaneto, al G8 di Genova del 2001. E 16 anni dopo, di fronte la Corte europea dei Diritti dell'Uomo, patteggia con 6 cittadini un risarcimento di 45mila euro ciascuno, per danni morali e materiali e spese processuali. Stessa cifra già andata a una vittima della scuola Diaz.

Ma la vicenda dei pestaggi da parte della polizia non finisce qui: in tutto hanno presentato ricorso 65 italiani e stranieri e molti non accettano l'accordo ma intendono proseguire la causa. «Quella che offre lo Stato - commenta Laura Tartarini, legale di 20 vittime della Diaz e di Bolzaneto - è una cifretta, che hanno accettato le persone (tra cui 2 miei assistiti) che hanno necessità economiche e personali. Per gli altri il ricorso continua. L'accordo certo non rappresenta una soddisfazione morale».

Con due decisioni la Corte di Strasburgo «prende atto della risoluzione amichevole tra le parti» e chiude i casi. Il governo, scrive, riconosce «i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto come anche l'assenza di leggi adeguate e si impegna ad adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani, compreso l'obbligo di condurre un'indagine efficace e l'esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura». L'impegno è anche per «corsi di formazione e specifici sul rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alle forze dell'ordine».

La pronuncia di Strasburgo riapre il dibattito sull'introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura. È positiva per Enrico Zucca, pm di Genova che coordinò le indagini su Diaz e Bolzaneto, ma se si parla di una legge è «una provocazione e una menzogna», perché i «dddl in discussione si discostano, tra l'altro, dalla nozione di tortura accettata dalle convenzioni. Non rispettano le indicazioni della corte europea». Ad esempio, sottolinea, si prevede un codice identificativo per le forze dell'ordine «di reparto» non quello «individuale».

Secondo un'indagine della Doxa per Amnesty International, un italiano su 2 pensa che la tortura nel nostro Paese non esista e solo il 33 è convinto del contrario. Ma la sensibilità è alta e ben 6 italiani su 10 chiedono uno specifico reato. «L'Italia da 28 anni disattende i suoi impegni», accusa il presidente di Antigone Patrizio Gonnella.