Bomber e fluidificanti, tutti o quasi con la licenza media

Un dato fa capire in modo particolare perché gli ex calciatori non riescano a collocarsi, se non in minima parte, fuori dal calcio dopo aver appeso le scarpette al fatidico chiodo. Il 48,1per cento dei 2611 giocatori in attività nel 1992-'93 ha conseguito solo la licenza media: identica la percentuale di chi è riuscito a ottenere il diploma superiore con larghissima propensione per il titolo di ragioniere Al diploma Isef o alla laurea è arrivato appena il 3 per cento con «dottori» equamente suddivisi fra Giurisprudenza ed Economia e Commercio. Ma non sorprendiamoci più di tanto. Si tratta di statistiche in linea con la popolazione italiana. Ecco perché va sottolineato l'intervento di Diego Bonavina, presidente di Aic Onlus: «Ho avuto la fortuna di giocare nel Treviso degli anni 90 che in tre anni è passato dalla D alla B. Ma ho trovato ugualmente il tempo di studiare, laurearmi in Giurisprudenza e, una volta diventato avvocato, continuare a giocare. Un calciatore può e deve pensare al suo futuro, specie chi rimane nelle serie inferiori». Basta volerlo e fare delle scelte. Privilegiando i libri ai giochini elettronici, alle banalità televisive e alle serate in discoteca. Gli esempi positivi non mancano. Si tratta però di pochi eletti.«I numeri e le testimonianze ricavate da questa ricerca - commenta Roberto Ghiretti, presidente dello studio omonimo - ci indicano il percorso da compere e gli obiettivi da perseguire, due in particolare: non avere pensionati a 35 anni, per buona parte senza pensione, e permettere ai calciatori di costruirsi una carriera post agonismo. L'Aic si sta muovendo da tempo, ma non può raggiungere lo scopo previsto senza la collaborazione di tutte le altre istituzioni».