Bonino, annuncio a sorpresa «Il tumore se n'è andato»

La battaglia della radicale che dal 2015 testimonia la sua malattia. Gli auguri del Papa e le liti con Pannella

Paolo Bracalini

«Credo che questo antipaticissimo signore denominato tumore, anche molto maleducato perché io non è che lo avessi invitato ad abitare con me, si è presentato, ma credo che, se ho capito bene, se ne sia anche andato». Come per la notizia della malattia («Ho un tumore ai polmoni, ho già iniziato la chemioterapia» rivelò in diretta su Radio Radicale nel gennaio 2015), anche la guarigione di Emma Bonino («ma questa è un tipo di malattia, dicono i miei medici, da cui non si guarisce, ci si impara a convivere») è un fatto pubblico, politico. La radicale è stata anche criticata per questo: troppo «narcisismo», persino nell'ostentazione di un fatto così privato come la lotta ad un cancro, il «brutto male» che altri neppure nominano e che invece per la Bonino è «lo stronzo», «la bestiaccia invadente», «l'antipaticissimo signore» che irrompe senza invito.

In un anno e mezzo di chemioterapia la Bonino non ha smesso di lavorare e girare il mondo come presidente dell'European Council on Foreign Relations, sempre col foulard colorato in testa annodato a turbante («Noi calvi di transizione abbiamo sempre freddo anche in casa, anche con il cappello»), secondo una tecnica imparata nei viaggi in Africa, tra Senegal e Mali. Il male reso pubblico, con aggiornamenti sullo stato delle cure ogni volta che le è stato chiesto: «A fine giugno avrò una tac decisiva per sapere se il mio tumore se ne è andato definitivamente o no - raccontava la scorsa primavera - E io non voglio darla vinta a questo maleducato. Per adesso continuo a fare politica, anche se è difficile fare programmazione». La confessione pubblica è servita coma terapia. «Mi ha aiutata. Molti malati mi hanno scritto: grazie, ha aiutato anche me» ha raccontato, dopo aver precisato che da «piemontese riservata» le era costato molto mostrare una fragilità intima.

La malattia l'ha condivisa con Pannella, non senza le baruffe che in casa Radicale si consumano, anche quelle, pubblicamente, in un congresso oppure in radio. «Lei ha un tumore, io ne ho due e ho qualche anno in più - si arrabbiò Pannella - Ma è vero che abbiamo reagito in maniere diverse. Io sto qui, mi occupo del partito e delle sue idee. Lei fa il giro del mondo. Non la vediamo, non viene, non si consulta. Si è messa formalmente e istituzionalmente fuori dal partito. Detto brutalmente si fa i cazzi suoi». Uno sfogo duro che il leader radicale riservava alle persone a lui più care. Due strade parallele, anche nella malattia? «Parallele no - rispondeva lui - perché nella mia mente sono due linee destinate a non incontrarsi mai. Semmai, qui è una congiunzione assoluta». Pannella, più anziano di quasi vent'anni, ha resistito fino a maggio. Papa Francesco telefonò al leader radicale raccomandandosi di «avere coraggio», la Bonino è stata invitata da lui personalmente in Vaticano, dopo una telefonata in scherzava su «l'erba cattiva che non muore mai». Di questo inedito rapporto tra mangiapreti e Pontefice la Bonino assicura che «buona parte della famiglia radicale è contenta, ci sentiamo finalmente accettati. Francesco parla alle coscienze». Costretta dalla malattia ad acquisire doti mai avute, come la pazienza, la Bonino ha stilato anche un decalogo per chi combatte un cancro: «Mai identificarsi col tumore, parlarne, fare progetti, avere fiducia nei medici (non sono mai andata su internet a cercare informazioni sulla mia malattia), seguire le cure con disciplina, continuare a guardare sempre avanti e avere fiducia nel futuro».