La Borsa crede a Marchionne: il Lingotto risale a +4,6%

Il gruppo: «Fca ha mantenuto un dialogo attivo con l'Agenzia Usa». Ma rischia sempre la maximulta

Il giorno dopo lo Tsunami (-16,4% in Borsa a Milano, 2 miliardi di capitalizazione andati in fumo dopo le pesanti accuse dell'Epa a Fca), la tensione sul mercato si è allentata. Ieri le azioni del Lingotto hanno chiuso in rialzo del 4,6%, riportandosi sopra quota 9 euro (9,185). «Fca ha mantenuto un dialogo attivo con l'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente e la sua controparte al dipartimento della Giustizia. E continueremo a collaborare con l'indagine in corso».

Così il Lingotto in una nota diramata alla stampa di Oltreoceano, a commento della notizia sull'apertura di una inchiesta sulla questione dei motori diesel da parte della Giustizia Usa. Fca è accusata di aver superato i limiti consentiti di emissioni inquinanti con i diesel montati sulla Jeep Grand Cherokee e sul pick-up Ram 1500. Il gruppo rischia grosso: una multa quantificata dall'Authority in oltre 4,6 miliardi di dollari.

La chiusura positiva per Fca in Piazza Affari è il segnale che il mercato ha assorbito bene le dichiarazioni rilasciate dall'ad Sergio Marchionne, il quale ha subito respinto le accuse di manomissione delle centraline dei diesel, paventando solo problemi di carattere tecnico. Quindi, nulla a che fare con lo scandalo che ha travolto il Gruppo Volkswagen.

Diversa, invece, la reazione negli Stati Uniti dove, ieri sera alle 21 ora italiana, il titolo Fca perdeva più del 3% sui timori, soprattutto, dell'avvio delle nuove indagini.

L'agenzia di rating Fitch ha quindi fatto sapere che il giudizio assegnato (BB-, outlook positivo) potrebbe essere messo sotto pressione se venissero confermate le accuse dell'Epa. «In precedenza - indica il comunicato di Fitch - abbiamo rilevato una debole generazione di cash flow come una delle principali debolezze del credito per il gruppo. E mentre prevediamo che la generazione di cash sottostante si rafforzerà nei prossimi due-tre anni, un deflusso multimiliardario potrebbe rinnovare le pressioni sul rating o sull'outlook positivo». Secondo l'agenzia un deflusso di miliardi di cash, aumenterebbe il debito lordo di Fca, già elevato rispetto ai rivali, mentre i costi legati alla riparazione delle vetture incriminate, se le accuse fossero confermate, causerebbero ulteriori spese, oltre ad avere un effetto negativo sull'immagine del gruppo, in particolare negli Usa, il suo maggiore mercato.

«Il Lingotto - aggiunge l'agenzia di rating - ha una liquidità robusta (13,9 miliardi di euro alla fine del terzo trimestre), sostenuta anche da credit facilities per 6,2 miliardi a fine settembre 2016 non utilizzate. Il totale della cifra copre ampiamente le scadenze a cui Fca deve far fronte nel 2017, le multe stimate e altri costi potenziali legati alle recenti accuse dell'Epa».

A difesa dell'Epa, dopo che l'ad Sergio Marchionne ha parlato di «tempistica strana», riferendosi al prossimo avvicendamento alla presidenza degli Usa, è intervenuta ieri la stessa Casa Bianca. «Sotto la guida di Barack Obama - ricorda una nota - è stata salvata l'industria automobilistica americana nel pieno dell'ultima crisi, elargendo lauti prestiti, poi restituiti con interessi. La Casa Bianca non si immischia sulla gestione e la tempistica di un caso oggetto di critiche da parte di Sergio Marchionne. Di sicuro il 44° presidente Usa - che in piena ristrutturazione Chrysler da parte dell'ex Fiat, aveva ringraziato l'ad italiano per il grande lavoro che stava facendo - mantiene la sua fiducia nell'Epa e nella sua capacità di fare rispettare la legge».

A nome del governo italiano parla, invece, il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini: «Confermo che i modelli dei veicoli di Fca Us non sono stati oggetto di omologazione in Italia». Quindi una frecciata a Berlino: «Riteniamo incomprensibile l'insistenza del governo tedesco di fronte alle risposte già ottenute dal nostro ministero. A Bruxelles abbiamo confermato punto su punto i nostri impegni. Ricordo che nella definizione di una normativa più stringente nei riguardi delle emissioni di ossido di azoto in atmosfera, l'Italia ha tenuto al tavolo delle trattative la posizione più rigida proponendo, per la Fase due, i parametri migliori per la salute dei cittadini».