La Borsa rialza la testa E l'America frena sui tassi

Rimbalzo del 5% a Piazza Affari, con le banche resuscitate dal via dell'Ue alla bad bank La Fed avvisa: solo rialzi graduali del costo del denaro, Cina e petrolio preoccupano

Quando ormai sembrava una sorta di Godot finanziario, l'atteso rimbalzo delle Borse è arrivato. Dopo i giorni dei crolli come se non ci fosse un domani, quando i titoli venivano scaricati con lo sciacquone, è tornata a farsi viva una specie quasi in estinzione: i compratori. Semplici ricoperture? Prezzi ormai talmente stracciati da rendere di nuovo appetibili i titoli quotati, e mettere così da parte quell'avversione al rischio che è stata tra le concause di questo disastrato inizio d'anno? Sia come sia, Piazza Affari si è ieri messa in tasca un robusto +5%, la performance in assoluto migliore a livello mondiale, così come Milano era stata nei giorni bui la più plastica rappresentazione dei contorcimenti di mercati sballottati tra la frenata cinese e la caduta dei prezzi del petrolio. Due fattori di forte criticità che stanno perfino tenendo in ostaggio una potenza mondiale come la Federal Reserve, di fatto costretta a rivedere l'«impalcatura» monetaria basata su quattro rialzi dei tassi, da attuare entro la fine dell'anno, per avviare il processo di normalizzazione dell'economia dopo la lunghissima fase emergenziale. Anzi. Va maturando la convinzione che la banca centrale Usa resterà immobile per l'intero 2016: secondo i future sui Fed Funds, le probabilità di una stretta nel 2016 sono appena al 19%. In pratica, nulle. Davanti al Congresso, la presidente della Fed, Janet Yellen, ha fatto chiaramente intendere ieri come i margini di manovra siano diventati ristretti proprio in seguito ai rischi globali che minacciano di far deragliare la ripresa negli Stati Uniti e hanno alzato il livello di attenzione dei mercati sui rischi di una recessione. Se ci saranno, gli ulteriori aumenti del costo del denaro «saranno graduali». E, se sarà il caso, la Fed «non esiterà» a tagliare i tassi d'interesse. Opzione che la Yellen considera come tuttavia un'ultima ratio, convinta com'è che il mercato del lavoro «migliorerà ancora» e che l'inflazione «non resterà bassa per sempre». C'è anche l'avvertimento, un tantino minaccioso, rivolto agli investitori: «Attenti a non arrivare a conclusioni premature» sulle prospettive di crescita americana. Come dire: non scommettete contro, potreste scottarvi.La Fed si rende tuttavia conto che questo sarà un anno complicato, scandito dalle turbolenze e dalla volatilità dei mercati. Piazza Affari ne sa qualcosa. I conti, infatti, continuano a non tornare: dopo il rialzo di ieri, è stato solo mitigato il rosso profondo dell'ultimo mese (-15,9%). E, soprattutto, sono ancora ben aperte le ferite che hanno segnato le banche (-25,5% dal 10 gennaio scorso) nonostante il fresco recupero (+11,6% l'indice di settore) favorito anche dal via libera della Commissione Ue all'accordo sulla bad bank (ma resta ancora aperto il capitolo delicato del fondo di garanzia Ue sui depositi, indispensabile strumento di tutela dei risparmiatori), nonchè dall'imminente avvio del tanto atteso consolidamento del settore. Ovviamente, la tenuta dei recuperi messi a segno nel mercoledì da leoni (si fa per dire...) andrà testata già da oggi e, in particolare, non appena i mercati asiatici riapriranno i battenti dopo la pausa per il capodanno. Il mese prossimo la Bce estenderà gli aiuti (addirittura qualcuno ipotizza l'inserimento dei bond bancari nel «paniere» delle attività acquistabili) e, forse, porterà ancora più in negativo i tassi sui depositi (ora a -0,30%) presso l'Eurotower. Ma marzo è ancora lontano, e tutto può ancora succedere.