La Borsa scansa il terremoto ora tutto dipende da Draghi

Sale l'attesa per la riunione di gioveì: la Bce potrebbe decdere di comprare più Btp

Stesso copione: dopo la Brexit e Trump, anche la schiacciante vittoria del no al referendum non ha provocato sui mercati l'Armageddon temuto da un assortito parterre composto da analisti, industriali e giornaloni anglofoni. Dallo score finale di Piazza Affari, un -0,23% innocuo stante la delicata situazione del sistema bancario, all'euro salito a 1,072 dollari, allo spread in rialzo di soli 5 punti a quota 167 e fino alle altre Borse tutte in territorio positivo, si potrebbe dire che è stato fatto tanto rumore per nulla. Ma già da oggi la situazione potrebbe cambiare se non sarà chiarito il nodo delle dimissioni di Matteo Renzi.

Se l'affermazione in Austria del candidato filo-europeo ha contribuito a rasserenare gli investitori, la sensazione è che i mercati avessero già metabolizzato l'esito del voto, anche se non con percentuali così schiaccianti, e che l'attenzione sia già concentrata su quanto deciderà, giovedì prossimo, la Bce di Mario Draghi. Sul tavolo, l'allungamento del piano di aiuti da 80 miliardi di euro al mese. La maggioranza degli esperti punta su un'estensione del quantitative easing di 6-9 mesi oltre la scadenza naturale di marzo 2017. I dubbi principali riguardano però l'eventuale rimodulazione a favore dell'Italia (e della Spagna) del cosiddetto capital key, il criterio in base al quale l'Eurotower può acquistare titoli di Stato in proporzione alla quota detenuta da ogni singolo Paese nel capitale della banca centrale. In caso di rimescolamento di questi parametri, il nostro Paese potrebbe contare su uno scudo aggiuntivo in grado di stemperare le tensioni che potrebbero generarsi sui differenziali di rendimento a causa di ritardi nella composizione del governo o di elezioni anticipate. Resta però da superare la prevedibile ostilità tedesca, con il presidente della Bundesbank Jens Weidmann che ieri si è già detto contrario a un maggiore ruolo della Bce come risolutrice della crisi in Europa e ha messo in guardia contro un rallentamento delle riforme: «Questo sarebbe uno sviluppo preoccupante, non solo per l'Italia».

Sul temuto effetto dell'esito del referendum è intervenuta anche Standard&Poor's, secondo cui il risultato delle urne «non avrà impatto per ora» sul rating sovrano dell'Italia. perchè non implica cambiamenti a breve nelle politiche economiche e di bilancio del Paese».