Dopo la Borsa, torna lo spread: l'emergenza non finisce mai

Lunedì nerissimo: in tutte le piazze europee bruciati 309 miliardi. Milano in caduta libera: da inizio anno persi 130 miliardi Il differenziale torna a sfiorare quota 150

Avanti di questo passo, e sui mercati si dovrà proclamare lo stato di calamità internazionale. Se gennaio era andato male, febbraio promette di essere ancor peggio, tra indici di Borsa cappottati come barchette finite in una tempesta perfetta, vendite da panico in progressiva espansione e spread di nuovo sull'onda alta della paura.Siamo ormai alla «sindrome del birillo», instabile per costituzione e perciò sempre a rischio di cadere giù per terra, riproposta puntualmente nell'ennesimo lunedì nerissimo, ultimo ciak di un film dell'orrore costato ieri all'intera Europa 309 miliardi di euro di capitalizzazione e a Wall Street una discesa agli inferi (-2,4% alle 20 italiane). «Il quadro sembra assomigliare sempre più al 2008, quando alla crisi finanziaria seguì una delle recessioni più severe dagli anni '30», dicono senza mezzi termini gli esperti di Ig. Pessimismo eccessivo? La sola Piazza Affari, crollata del 4,69%, ha visto il Ftse Mib schiacciarsi sotto la soglia psicologica dei 17mila punti, un triste ritorno ai livelli dell'estate 2013 per quella che nel 2014 era stata la star dei listini mondiali. Da inizio anno, lo score è da incubo: -23,2%, valore che corrisponde a una distruzione di ricchezza borsistica che sfiora i 130 miliardi.Quasi inutile raccontare delle ripetute sospensioni per eccesso di ribasso e dell'interminabile elenco di titoli collassati, in particolare quelli bancari (-6,17% l'indice di settore, «dimagrito» nell'ultimo mese di quasi il 30%), ormai da settimane bersaglio delle vendite per effetto dell'elevato ammontare dei crediti deteriorati e del complicato percorso della bad bank che dovrebbe accoglierli. Uno sconquasso assordante, ma non al punto da distrarre quella parte della politica troppo impegnata con primarie Pd, unioni civili, affidi e adozioni. Se la frenata economica della Cina e lo sprofondo dei prezzi del petrolio esigevano già prima una particolare attenzione, ora nel Palazzo dovrebbe risuonare l'allarme rosso. I fronti caldi, infatti, si stanno allargando. Il differenziale tra Btp e Bund si è arrampicato ieri dai 129 punti dell'apertura a 146 quota, riposizionandosi sui valori del luglio 2015. Senza lo scudo garantito dalla Bce, la forbice sarebbe certo ben più divaricata. Preoccupa il fatto che neppure l'ormai prossimo ampliamento del piano di acquisto titoli da parte della banca centrale riesca ora a tenere compressi i valori dello spread. Pesano i circa 400 miliardi di euro di bond tricolori in pancia alle nostre banche e, più in generale, l'avversione al rischio che sta salendo come una marea. Col risultato di dirottare gli investitori verso porti più sicuri, come appunto il Bund tedesco, e di penalizzare i cosiddetti titoli periferici (non solo gli italiani, ma anche quelli spagnoli e portoghesi).Il rallentamento dell'economia porta del resto con sé uno spiacevole effetto collaterale, ovvero il possibile peggioramento delle sofferenze bancarie. Il quale, a sua volta, alimenta i timori legati ai bail-in (niente aiuti di Stato in caso di bancarotta, con azionisti, obbligazionisti e correntisti chiamati a concorrere al salvataggio). Ciò vale per l'intera Europa, e ciò spiega il motivo per cui le banche europee sono scivolate ieri del 6%, con una punta dell'11% per gli istituti greci. Il tracollo è dovuto alla fase di stallo delle trattative tra il governo Tsipras e la Troika di creditori internazionali, che ha chiesto di abbassare il tetto massimo degli assegni pensionistici, una proposta che ha scatenato forti proteste di piazza in Grecia. I mercati sembrano cominciare di nuovo a percepire Atene come un problema. Anche di capacità di tenuta dell'intera Eurozona. Un film, purtroppo, già visto.