La Boschi apre un tavolo. A settembre

Ma intanto i centri antiviolenza sono in ginocchio: mancano i fondi

Lodovica Bulian

«La prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne sono una priorità del governo», dice Maria Elena Boschi all'indomani dei due femminicidi che in meno di 24 ore hanno fatto salire a oltre 60 le vittime dall'inizio del 2016. Poi il ministro per le Riforme, che da maggio è anche titolare delle Pari opportunità, annuncia una «cabina di regia interistituzionale» per dare «risposte concrete» all'emergenza. Ma la fissa l'8 settembre. Anche per dare sostanza a una delega, quella della tutela e delle donne, che il premier ha tenuto per sé per oltre due anni prima di affidarla al tempo e al lavoro di un ministro ad hoc. Tanto che ora la promessa di risolvere una piaga sanguinosa che scorre come un fiume carsico nelle retrovie culturali del Paese, suona beffarda per chi da anni è in prima linea nell'assistenza, dove quelle risposte non sono mai arrivate.

Decine di centri antiviolenza da Nord a Sud denunciano di essere allo stremo, stretti tra finanziamenti ridotti e l'incertezza di nuovi bandi. Molti sono ancora in attesa dei fondi dei piani straordinari degli ultimi tre anni, rimasti inceppati nella catena dei trasferimenti tra Stato, Regioni ed enti locali.

Le strutture che non chiudono sopravvivono grazie ai volontari che fanno dell'assistenza psicologica, legale e sanitaria alle donne vittime di abusi una missione. O grazie alle donazioni di privati e benefattori, insieme a qualche briciola raccolta con il 5 per mille. E se «le leggi ci sono e i centri devono tornare ad avere al più presto i finanziamenti necessari», avverte Laura Boldrini, «la realtà è che, dei 16,5 milioni dati alle Regioni nel 2012 poco o nulla è arrivato sul territorio» denuncia la rete dei centri Dire. Ma la situazione è ancor più complessa, basti pensare che, scrive Actionaid, solo per Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia è disponibile la lista di beneficiari dei fondi. L'ultimo grido di allarme, due giorni fa, è del centro Prospettiva Donna di Olbia: non ci sono risorse per pagare affitto, bollette e stipendi. Il Donatella Colasanti e Rosaria Lopez di Roma, è riuscito a scongiurare in extremis lo sgombero ottenendo una proroga del servizio. Non esistono più invece tante realtà come Sos Donna nel Casale Rosa di Grottaperfetta. O come Casa Fiorinda, che a Napoli era rifugio sicuro per anime spaventate e corpi lividi dalle botte.

L'attesa continua, fino all'8 settembre. Forse.