Braccialetti "gemelli" per stalker e vittima

Se il persecutore si avvicina alla "preda" scatta l'allarme e subito arrivano i poliziotti

La soluzione allo stalking c'è, e arriva dai banchi delle aule di giustizia veneziane.

È uno dei primi casi in Italia, il doppio braccialetto elettronico: uno per lo stalker e uno per la vittima. Entrambi dotati di dispositivo gps, se il persecutore si trova a distanza inferiore a 250 metri dalla vittima, il braccialetto di quest'ultima suona e scatta l'allarme collegato alla centrale operativa delle forze dell'ordine, messe così in grado di intervenire prontamente.

La decisione, alquanto innovativa, è di un giudice, donna, Irene Casol del Tribunale veneziano, al fine di scongiurare eventuali nuove aggressioni da parte dell'imputato.

Il caso riguarda un imbianchino di quarantotto anni, residente nel veneziano, finito a processo, per il reato di stalking, ossia atti persecutori, previsto dal nostro codice penale. Già un paio di settimane fa, all'uomo era stato applicato il braccialetto elettronico, in modo da controllare che rispettasse gli arresti domiciliari.

La misura era stata presa per l' ennesimo atto di «aggressione» nei confronti dell'ex moglie, avvenuto nel luglio dello scorso anno, cui seguì l'arresto da parte dei carabinieri del comando di Mirano (Venezia).

L'imbianchino dopo che gli era stato negato il permesso di entrare nell'abitazione di lei, aveva pensato bene di poggiare una scala al balcone di casa, per cercare di aprire almeno la tapparella.

Non male come idea, se fosse per una serenata, ma visti i divieti, finì in manette per aver violato le disposizioni.

Ora, dopo sei mesi, il suo difensore Antonio Alessandri ha chiesto una misura cautelare meno gravosa degli arresti domiciliari: il divieto di avvicinamento all' ex moglie e ai luoghi da lei frequentati. Il giudice lagunare ha accolto la richiesta, ma onde evitare qualsiasi tipo di rischio e pericolo, ha chiesto alla donna se fosse stata disponibile, anche lei, a indossare il braccialetto elettronico, come quello dell'ex marito.

La donna, pur di stare tranquilla e per non essere ancora molestata, ha accettato. I due braccialetti sono «gemelli» e sono dotati entrambi di dispositivo gps; sono tarati insieme e l'allarme scatta se il molestatore si avvicina troppo alla vittima. All'inizio la distanza prevista era di 500 metri, ma il giudice poi ha ritenuto di ridurla a 250.

Gli ex coniugi vivono nello stesso paese, per giunta piccolo. All'uomo è stata vietata anche ogni forma di comunicazione possibile con l'ex moglie: telefono, sms, via skype e ogni altro dispositivo telematico.

Ora la donna si è costituta parte civile con l'avvocato Matteo Lazzaro per ottenere il risarcimento dei danni.

Se questa soluzione funzionasse, si potrebbe applicare a molti altri casi e magari sarebbe più efficace di tante misure, a volte, rimaste inascoltate.

Commenti
Ritratto di Pajasu75

Pajasu75

Mer, 25/01/2017 - 12:54

Ottima idea... invece di perseguire in modo fermo ed efficace il persecutore (che ne sò, magari mettendolo in galera oppure è troppo difficile?) graviamo con una misura invasiva sulla vittima. Oppure mi chiedo perchè non incarcerare direttamente la vittima?