Braccio di ferro sulla Brexit È sfida tra giudici e governo

Battaglia contro l'obbligo di far pronunciare il Parlamento Le toghe hanno l'ultima parola sul destino del Regno Unito

Londra - Undici giudici in campo per decidere se il governo inglese potrà attivare in piena autonomia l'articolo 50 del trattato di Lisbona e dare così l'avvio alle trattative per uscire dall'Europa. Sono iniziate ieri le audizioni alla Corte Suprema londinese a cui l'esecutivo di Theresa May si è appellato per opporsi alla decisione presa lo scorso mese dall'Alta Corte che imponeva la consultazione parlamentare sulla Brexit. Il Governo aveva subito preannunciato il ricorso spiegando di avere una «prerogativa reale» in materia. Una prerogativa che ieri la Procura Generale ha definito «non come l'antico rimasuglio di una legge datata, ma una parte cruciale dei poteri dello Stato moderno».

Nella sua argomentazione l'avvocato Jeremy Wright ha affermato che il referendum per uscire dall'Europa è stato indetto «con l'universale aspettativa che in seguito il governo avrebbe dato piena realizzazione al risultato». Quindi, i magistrati dell'Alta Corte, che in novembre hanno affidato al Parlamento l'autorità di decidere sulla Brexit, hanno sbagliato a definire «legalmente irrilevante» questa aspettativa. «L'utilizzo della preprogativa reale - ha proseguito Wright - negli affari internazionali è un pilastro fondamentale del nostro Stato costituzionale, la necessità che i governi hanno di mantenere il controllo delle strategie e delle questioni politiche è chiaro e obbligatorio». L'avvocato della Procura ha anche sostenuto che «il Parlamento è sovrano ma deve scegliere di limitare l'azione del governo con parsimonia, tenendo conto delle sue necessità reali».

La prima delle quattro giornate dedicate al caso Brexit - il verdetto arriverà però soltanto a gennaio - è trascorsa così, analizzando i vari casi in cui nel passato il governo si è valso della prerogativa reale, concessagli dalla Corona e quando e in che modo il Parlamento è intervenuto per limitare la libertà d'azione governativa. La riforma costituzionale del 2010 per esempio introduce una serie di controlli sulla ratificazione dei Trattati, ma non ha mai cercato in alcun modo di ridurre lo spazio di manovra dell'esecutivo. La Procura generale ha fatto presente che il Parlamento è sempre stato pienamente coinvolto nella stesura della legislazione referendaria e si aspettava che il governo poi agisse e desse una risposta al voto della gente. Alcuni giudici hanno però sottolineato che nel caso delle relazioni con l'Unione Europea Parlamento e Governo hanno sempre lavorato insieme, perché allora non possono farlo ora che si tratta di uscire dall'Europa?

Pur trattandosi di una discussione altamente specialistica, il caso Brexit è uno dei più seguiti della storia recente. In tribunale sono stati aggiunti dei posti a sedere aggiuntivi per i membri del pubblico giunti ad assistere e più di ottanta giornalisti provenienti da ogni parte del mondo erano presenti ieri per coprire l'evento. Prima di iniziare le audizioni il presidente della Corte Suprema, Lord Neuberger, ha dichiarato che l'intero collegio giudicante è consapevole dell'interesse pubblico suscitato dalla questione sottolineando che «quest'appello riguarda soltanto gli aspetti legali che come giudici siamo chiamati a considerare in modo imparziale decidendo poi in base a quanto prevede la legge». Il Presidente ha inoltre detto di sapere che alcuni dei soggetti che si erano rivolti al tribunale hanno ricevuto minacce di morte sotto forma di email o altri messaggi elettronici concludendo che simili comportamenti violano la legge.

Nei prossimi giorni verranno sentite tutte le parti interessate, inclusi alcuni cittadini dei Paesi europei residenti nel Regno Unito. Sulla questione Brexit interverranno anche i governi della Scozia e del Galles.

Commenti
Ritratto di gzorzi

gzorzi

Mar, 06/12/2016 - 09:00

Hahahah, oggi le comiche.

alfiuccio78

Mar, 06/12/2016 - 10:22

E' ormai chiaro che non ci sarà mai nessuna Brexit