Il Brasile a un punto di svolta: Rousseff verso l'impeachment

Livio Caputo

I giorni di Dilma la rossa come presidente del Brasile sono ormai contati. L'ultimo disperato tentativo della Rousseff di bloccare la procedura di impeachment avviata contro di lei nel dicembre scorso per avere truccato i bilanci dello Stato è fallito la scorsa notte, quando la Corte suprema ha respinto un suo ricorso finalizzato a bloccare il voto del Parlamento in programma domenica. Dopo l'abbandono dei due principali partiti che la sostenevano, l'esito di questa cruciale votazione sembra scontato. Per i principali giornali, ormai 342 deputati su 513 sarebbero orientati per il sì, raggiungendo così i due terzi necessari per trasferire la procedura al Senato e altri 15 potrebbero aggiungersi al gruppo. Nella Camera alta, dove si voterà in settimana a maggioranza semplice, le forze anti-Dilma sono ancora più consistenti. Nel giro di neppure una settimana la presidentessa dovrebbe essere sospesa dalle sue funzioni, sostituita dal 75enne vicepresidente Temer e posta sotto processo. Questo qualunque esito abbia - durerà certamente abbastanza per impedirle di inaugurare, il prossimo 5 agosto, le Olimpiadi di Rio, che molti considerano il più importante evento nella recente storia del Brasile. Ma potrebbe succedere anche di peggio: nonostante la sua pessima amministrazione e la grave crisi economica che affligge il Paese, Dilma ha ancora molti seguaci soprattutto nelle classi popolari e molti osservatori non escludono la possibilità di una rivolta che metterebbe in dubbio lo svolgimento stesso dei Giochi. Già in vista delle votazioni della prossima settimana, in tutte le grandi città sono state rafforzate le misure di sicurezza.

In Brasile c'è già stato un caso di impeachment, quando nel 1992 il Parlamento depose per corruzione Fernando Collor de Mello (che oggi, dal suo seggio in Senato, sostiene la Rousseff). La crisi attuale, tuttavia, ha caratteristiche sotto certi aspetti surreale. In un Paese in cui il 60% dei 594 membri delle due Camere, compresi i due presidenti Cunha e Calheiros, sono imputati o addirittura condannati per furto, corruzione, brogli elettorali, evasione fiscale, violazione dei diritti umani e altri reati ancora più gravi, e si sono salvati dalla galera solo per una legge sull'impunità molto generosa, Dilma non è accusata di avere rubato per sé, ma solo di avere prelevato abusivamente fondi dalle banche di Stato per coprire i buchi di bilancio. «Una banda di ladri giudicherà una governante incapace», è stata la sintesi di un giornale. Questo fa anche notare come lo stesso Temer, che sta già negoziando con i (troppi, 28) partiti presenti in Congresso per la formazione di un governo di unità nazionale, è sotto processo per uno «schema illegale per la vendita di etanolo» che gli avrebbe fruttato un bel gruzzolo di reais.

La catastrofica situazione del Brasile, dove il PIL è sceso l'anno scorso del 4%, e la classe media si è molto impoverita è certificata anche dagli abissali indici di popolarità di tutte le istituzioni. La Rousseff è intorno al 10%, ma il Parlamento non sta meglio, soprattutto dopo che, è stato diffuso un filmato in cui si vedevano prostitute all'opera nei locali riservati alle Commissioni. La crisi ha senza dubbio contribuito a spingere le principali forze politiche ed economiche a forzare la situazione per mettere fine a 14 anni di dominio del Partito dei lavoratori e riportare il Paese sui binari liberali che a cavallo del secolo, sotto il presidente Cardoso, l'avevano lanciato in orbita.