Quella «bretella» della discordia che ha fatto scontrare Delrio e Lupi

Alla fine, tra ministro ed ex ministro pare siano volate parole grosse. Il primo è Graziano Delrio, titolare delle Infrastrutture; il secondo è Maurizio Lupi, che con le sue dimissioni (causa intercettazioni) gli ha lasciato libera la poltrona: ma che ai temi dei lavori pubblici continua ad appassionarsi. I due già non andavano particolarmente d'accordo quando Lupi era ministro e Delrio sottosegretario di Palazzo Chigi.

E il 13 maggio scorso alla Camera, quando il nuovo titolare si è presentato in Parlamento per il question time , sono rivenute a galla le ruggini vecchie e nuove. Che riguardano avanzamenti e retrocessioni di boiardi del ministero. Ma anche una opera pubblica che è da sempre al centro dello scontro: la Valdastico Nord, una bretella autostradale di 39 chilometri destinata a congiungere la A4 Milano-Venezia all'autostrada del Brennero. Attualmente la bretella finisce nel nulla a Piovene Rocchetta, dovrebbe proseguire (per oltre due terzi in galleria) e sbucare nell'Autobrennero a Besenello, a nord di Rovereto.

Il problema è che a Trento non tutti la vogliono, soprattutto non la vuole la Provincia che ha messo il veto sul progetto, perché il tracciato consumerebbe territorio e devasterebbe i vigneti del Marzemino; e perché i trentini vorrebbero che i soldi finissero alla linea ferroviaria Tav.

Delrio appoggia la linea di Trento, e sostiene che il veto è insormontabile. Lupi invece sostiene che l'ultima parola spetta al governo: e con lui sono ovviamente allineati gli sponsor veneti del progetto, in particolare la società autostradale Brescia-Padova, concessionaria dell'opera. Le ragioni di entrambi i fronti sono vaste, complesse, assai tecniche.

Ma i veneti aggiungono a mezza voce l'ombra del conflitto di interessi. A stare a cuore a Trento non sarebbe tanto l'ambiente, ma la cassa: la Provincia controlla il 5 per cento dell'Autobrennero, e insieme a Bolzano ne è azionista di controllo, e quindi non gradirebbe un'opera destinata ad alleggerire il traffico ma anche i ricavi della «sua» autostrada; e in misura minore la cosa riguarderebbe anche Reggio Emilia, la città dove Delrio è nato, e di cui è stato sindaco, perché la provincia di Reggio possiede il 2,5 dell'Autobrennero.

Sullo sfondo, contestazioni ambientaliste sul tracciato della bretella, e valutazioni sideralmente discordanti sul traffico che assorbirebbe: ma alla fine il tema su cui si scontrano ministro ed ex ministro è il potere di Trento (provincia autonoma, e in quanto tale sopravvissuta alla soppressione) di bloccare l'opera. L'altro giorno Delrio, accompagnando la sua compagna di partito Alessandra Moretti in tour elettorale in Veneto, ribadisce che «o si supera con un'intesa l'opposizione della Provincia di Trento, oppure sia la Costituzione italiana sia la Commissione europea renderanno impossibile l'opera»; e, visto che c'è, lancia sui sostenitori della bretella l'accusa di voler chiedere quattrini, «se è un progetto di finanza, si autosostenga e non si chiedano soldi allo Stato». Quelli della Brescia-Padova insorgono, ribadiscono di non volere soldi e che anzi la Valdastico ha già raccolto 600 milioni con bond piazzati alla borsa di Dublino, e indignati dall'accusa di voler fare un «progetto di finanza» respingono «ogni insinuazione circa la correttezza dei suoi comportamenti»: e che comunque l'opera si può fare, che piaccia o dispiaccia ai trentini.

Insomma, gran disordine e accuse pesanti nel Nordest produttivo: in attesa di capire cosa voglia fare Matteo Renzi, che ha dato l'okay alla Valdastico quando il ministro era Lupi, e ha dato l'okay all'esatto contrario, cioè al suo blocco, quando il ministro è diventato Delrio.

I mandati di Lupi da vice presidente della Camera. Per l'intera legislatura 2008-2013 e nei primi mesi dell'ultima

Gli anni di Delrio come sindaco di Reggio Emilia, dal 2004 al 2013 quando è diventato ministro con Enrico Letta