"Briffiamo il meeting in conference call". È l'inglese dei travet

In un anno aumentato di 4 volte l'uso di parole straniere nel gergo aziendale. Con esiti spesso comici

E pensare che già i siciliani raccontati da Federico De Roberto ne I viceré, a Italia appena unificata, si lamentavano dei troppi anglicismi, e storpiavano meeting in metingo; ora in un solo anno, dal 2012 al 2013, l'uso delle parole inglesi nella lingua aziendale è aumentato del 440 per cento, infatti non ci si capisce più niente. «Ciao, oggi dobbiamo briffare sui nuovi competitor», dice uno; e l'altro gli risponde che «ti chiamo in conference call appena abbiamo verificato l'asset».

Magari è per questo che ci sono tanti disoccupati, non perché siamo choosy , come disse la Fornero, piuttosto perché non si fa in tempo a imparare una parola che ne scappa fuori un'altra. Non ci sono più le marche, ci sono i brand . Non ci sono solo i trend positivi e negativi, di cui si lamentava Nanni Moretti negli anni Ottanta, oggi dipende anche se hai seguito bene il thread . Non si danno più scadenze, se l'affare è serio ti danno una deadline , e se non la rispetti ti uccidono, credo. Perfino chi si sposa non cerca più un posto dove andare, cerca una location .

In un Paese in cui ormai tutti fanno brainstorming , incluso Matteo Renzi, figuriamoci, e visti i risultati ti chiedi dove siano tutti questi brains . Senza contare le parole adattate, per cui esce fuori che una cosa, se funziona, è performante. Da usare in contesti creativi e non per questioni di letto e prestazioni amorose, suona male se a un «Come è andata?» rispondi «Sono stato performante».

Intanto i più giovani, che in Italia significa under cinquanta, si sa cosa fanno: skypano , whatsappano , taggano e hashtaggano , e attenzione, periscopare non significa fare sesso in periferia, piuttosto ti fai un video e vai in streaming , e comunque fino a lì ci si arriva. Il problema sono gli altri, gli up to date . Quelli che correggono se dici un selfie anziché una selfie , salvo poi ricorreggerti di nuovo siccome nel frattempo si usa nuovamente il maschile (e non esistendo in inglese sostantivi maschili e femminili non si trova mai pace).

I fighetti del neologismo inglese sono insopportabili e in rapida espansione, è un'epidemia. Per esempio proprio ieri pomeriggio ho chiamato il mio amico Gian Maria, non mi ha risposto, però mi ha whatsappato per informarmi che era al cinema « in masturdating ». «Ma dài, sono tornati i cinema porno? Non hai internet?», gli ho risposto, perché mica lo sapevo che quando uno esce da solo sta facendo del masturdating. Il film comunque «era outstanding », allora ho pensato una cagata, invece significa che è bello.

Al che ho chiamato la mia amica Debora per sapere se per caso volesse venire al cinema con me senza masturdating , ma ha declinato l'invito perché stava facendo bingewatching . Che non è birdwatching , gli uccelli non c'entrano, c'entrano le serie tv, quando vai in loop e ne vedi una puntata dietro l'altra.

E poi, avete notato? Prima avevano tutti un personal trainer , or a hanno tutti il coach . Prima un corteggiamento poteva essere insistente, ora appena inizi stai stalkerizzando , e le parole condizionano i comportamenti, essere uno stalker è visto peggio che essere un mafioso e dopo tre o quattro like su Facebook non graditi sei già da Codice di Procedura Penale.

Non si può neppure dire parla come mangi, perché anche all'Expo si mangia Eataly , e se prendi un aperitivo ti portano subiti degli appetizers e tanti piccoli finger food . Da non sbagliarsi chiedendo un finger foot , altrimenti vi trovate un alluce in bocca, ammenoché non siate feticisti come me, ma perfino per me dipende da chi è. Infine, soprattutto, non si capisce una cosa: se siamo così internazionali nel parlare, perché siamo un Paese così sfigato? Non ne ho idea, però in inglese si dice uncool , e si pronuncia così: ancul .

Commenti
Ritratto di Zagovian

Zagovian

Lun, 18/05/2015 - 10:25

Parente,condivido la sua opinione!il fenomeno ha origini culturali e storiche ben chiare.All'"inizio",le varie acquisizioni,scientifiche,erano retaggio di un mondo "colto",che usava ancora Latino e Greco,per classificare,ed esprimere nuove "cose",con un certo "nome"....Piano piano(sopratutto negli ultimi 60 anni),questo mondo "culturalmente" è cambiato,la globalizzazione,ha esportato termini,sempre più distanti,dalla "classicità",legati alle nuove acquisizioni,sopratutto nei settori dell'informatica,della finanza,della politica,dello spettacolo,che vanno di moda,ingredienti del "calderone" multiculturale ....piatto che ci viene proposto ogni giorno,sempre più insipido,sempre più insapore,uniforme.

il_viaggiatore

Lun, 18/05/2015 - 11:25

Basta poco a calmarli: si risponde in inglese, ma con TUTTA la frase in inglese. Si riportano immediatamente al dialetto locale o al frasario infantile.

MARCO 34

Lun, 18/05/2015 - 11:50

Purtroppo non solo i termini inglesi ma anche alcuni termini o frasi italiane vengono abusate. Chi non ricorda "nella misura in cui", fortunatamente caduto in disuso? Ora impera l'avverbio "appunto" divenuto, ormai, un intercalare. Stava per entrarne un altro: "360°"; ma non ha avuto molto seguito

SanSilvioDaArcore

Lun, 18/05/2015 - 13:29

Preferisco sentir parlare così, piuttosto dei classici "a me mi" e " c'ho voglia"...