La «brigata suicida» dell'Isis: 173 kamikaze verso l'Europa

Sono scampati all'assedio di Mosul. L'Interpol diffonde l'allerta: sono pronti a colpire nel Vecchio Continente

S ono pronti alla morte e sono anche il volto della vendetta. Sono scampati all'assedio di Mosul, ma ora potrebbero tentare di seminare paura e morte nel cuore delle nostre città. Sono la nemesi di un Abu Bakr Al Baghdadi sospeso tra la vita e la morte e di un Califfato ormai a pezzi, ma proprio per questo sono tanto disperati quanto pericolosi. A dar retta all'Interpol, che sta facendo circolare una lista di 173 nomi corredati di foto, informazioni e dati biometrici indispensabili per identificarli, quel battaglione d'incalliti combattenti suicidi si starebbe preparando a lasciare i territori di Siria e Irak per trasferire il jihad nelle città europee. E nella lista di potenziali obbiettivi ci sarebbe anche il nostro Paese.

Proprio in Italia - secondo il quotidiano britannico The Guardian entrato in possesso di una copia del documento con tanto di nomi e foto - circola una versione particolarmente circostanziata della lista di grandi ricercati. Una lista in cui vengono specificate anche le modalità con cui è stata compilata e verificata. «Le persone - spiega la versione italiana del documento - sono state identificate attraverso il materiale trovato nei rifugi dello Stato Islamico. Tutti quei soggetti - specifica la nota hanno in qualche maniera espresso la volontà di commettere un attacco suicida in appoggio all'Islam». Ma se la trasposizione italiana del documento è, al momento, fra le più specifiche e dettagliate in circolazione la versione originale è merito dei servizi di sicurezza americani che hanno metodicamente visionato e analizzato tutti i documenti trovati nelle basi dell'Isis di Mosul.

Una prima versione del documento è stata messa in circolazione il 27 maggio ed è stata passata dall'Fbi agli uffici dell'Interpol del Dipartimento di Giustizia di Washington che si sono poi incaricati di re-indirizzarla alle varie forze di polizia nazionale. Oltre ai nomi, ai soprannomi e alle foto dei 173 sospetti, la versione originale della lista indica anche la data di reclutamento nelle fila dello Stato Islamico, l'ultimo indirizzo conosciuto, il nome della madre e la moschea in cui ciascuno dei sospetti pregava. Per la loro tipologia quei dati ricordano molto le modalità di schedatura dell'Isis e potrebbero quindi esser stati messi assieme utilizzando il materiale trovato negli archivi dell'organizzazione. Al momento, comunque, non vi è alcuna certezza che uno, o più, dei personaggi indicati nella lista abbia attraversato i confini europei. Molti di loro infatti potrebbero essersi trasferiti in quella zona tra Deir El Zor e la cittadina al confine iracheno di Abu Kamal, dove l'Isis controlla ancora una buona fetta di territori e dove i militanti sono pronti a continuare a combattere anche dopo la caduta di Raqqa.

Secondo il segretariato generale dell'Interpol il documento identifica con un buon livello di certezza «combattenti o militanti in grado di viaggiare e addestrati a costruire e posizionare ordigni esplosivi improvvisati capaci di causare morte e distruzione». La fase di redistribuzione del documento dovrebbe, inoltre, permettere di aggiornarlo e attualizzarlo utilizzando nuovi dati e nuove informazioni in possesso delle forze di sicurezza nazionali. Ogni Paese infatti, oltre a controllare le informazioni, aggiunge ai dati originari quelli contenuti nei propri archivi. Se, ad esempio, le segnalazioni corrispondono a quelli di un jihadista partito o transitato dal nostro Paese carabinieri, polizia e servizi segreti italiani contribuiscono ad aggiungere informazioni e indagini sui contatti locali del personaggio, sulle sue eventuali residenze e sulle persone incontrate in precedenti viaggi all'estero. Ma proprio la progressiva crescita di dati accumulati su ogni singolo potenziale kamikaze rischia di rendere più complessa l'identificazione. Come rivelano gli esperti basta infatti che uno dei ricercati disponga di un passaporto falso con dati completamente diversi rispetto a quelli contenuti nella lista per vanificare il riconoscimento e l'individuazione dei sospetti.