Bruciato vivo a 14 anni perché cristiano

Ragazzino ucciso a Lahore: è l'ennesimo caso di brutalità perpetrate da estremisti musulmani nel Paese

Ancora una volta Lahore, teatro non più tardi di un mese fa del massacro nella chiesa di San Giovanni (20 morti), assistendo di nuovo impassibili e sbigottiti alla furia cieca e bestiale della faccia peggiore dell'Islam. La violenza contro la minoranza cristiana in Pakistan (il 3% della popolazione su 180 milioni di abitanti) non si arresta: ieri pomeriggio è morto in ospedale, tra atroci sofferenze, Nauman Masih, orfano e apprendista sarto di appena 14 anni. Il giovane era stato attirato in un tranello venerdì scorso da alcuni giovani diretti alla moschea. Prima di aggredirlo gli avevano domandato a quale fede religiosa appartenesse, e quando lui aveva affermato di essere cristiano avevano cominciato a picchiarlo selvaggiamente. Una volta immobilizzato a terra prima gli avevano orinato addosso e poi, cospargendolo di kerosene, dato alle fiamme, forse come vendetta per il linciaggio subito da due attentatori jihadisti fuori da una chiesa di Youhanabad dopo un attentato. Prima di morire Nauman è riuscito a raccontare la dinamica dei fatti agli inquirenti, rivelando di aver provato a spegnere le fiamme che gli tormentavano le membra rotolandosi su un mucchio di sabbia. Ricoverato con il 55% del corpo ustionato, le sue condizioni si sono aggravate martedì sera e ieri è sopraggiunta la morte per infezione.

Il brutale assassinio di Nauman è stato condannato dal direttore del «Peace Center» di Lahore, il sacerdote domenicano James Channan. Il religioso ha anche sottolineato quanto «odio stia circolando nella società pakistana. Abbiamo bisogno di una grande opera di dialogo e di armonia tra credenti di religioni diverse, ma al momento stanno solo accadendo episodi a dir poco spaventosi». Padre Channan si riferisce anche a quanto accaduto al 17enne Sunny Masih, sequestrato lo scorso 24 marzo nel distretto di Sheikhupura da una folla di musulmani, picchiato e gettato in una fornace. Sunny per fortuna è sopravvissuto nonostante le gravi ustioni riportate.

Sulla triste storia di Nauman è intervenuta anche la 18enne Geraldine Joyanne, cattolica e calciatrice della squadra Laurentian Football Club di Lahore, più volte minacciata di morte dai talebani assieme alle sue compagne di squadra. «Da queste parti non sappiamo che cosa sia vivere senza violenza - denuncia la ragazza -. Nauman ha pagato a caro prezzo il suo coraggio, ma se qualcuno non interviene qui finiremo tutti massacrati». I jihadisti mal sopportano tra le altre cose l'emancipazione femminile, figuriamoci la presenza di una ragazza cristiana nel mondo dello sport in una realtà dove emergono in via quasi esclusiva valori musulmani e maschilisti. Geraldine e le sue compagne provano a resistere, ma sognano di lasciare il Pakistan e si sono appellate in tempi recenti anche a papa Francesco.

E proprio ieri al termine dell'udienza del mercoledì il Santo Padre si è trattenuto a colloquio con il marito e una figlia di Aasiyah Naurin Bibi, la 44enne originaria di Nankana, nel Punjab, in carcere dal giugno del 2009 e in attesa di essere giustiziata per una surreale offesa al profeta Maometto. I parenti di Aasiyah sono arrivati direttamente dal Pakistan per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica europea ad intraprendere azioni per ottenere la sua scarcerazione, ma anche per lanciare il loro appello contro le crudeltà che i talebani stanno riservando al mondo cattolico pakistano.