Bruxelles boccia la Stabilità: benzina a rischio aumento

La Ue cancella la «reverse charge», che scarica l'Iva su industria e grande distribuzione Si apre nei conti un buco da oltre 730 milioni. I tecnici di Padoan: non alzeremo le accise

D opo la Corte costituzionale con la sentenza sulle pensioni, ora Matteo Renzi può iscrivere alla categoria dei «gufi» anche la Commissione europea.

Bruxelles, infatti, ha bocciato una misura fiscale contenuta nella legge di Stabilità. Ed ha aperto un potenziale (primo) buco nei conti pubblici da 730 milioni. A cui potrebbe aggiungersene un altro da quasi un miliardo se, in linea con il giudizio di ieri, dovesse bloccare anche un'altra misura - in tema - sempre contenuta nella manovra.

La norma bocciata dalla Commissione passa sotto il nome di «reverse charge». Vale a dire, scarica su industria e grande distribuzione il pagamento dell'Iva. Tant'è che quelle avevano fatto ricorso alla Commissione contro la misura.

Nella legge di Stabilità era scritto che qualora la misura non avesse ottenuto il via libera di Bruxelles, pur di rispettare i saldi contabili, il governo avrebbe aumentato le tasse sui carburanti. Ma il ministero dell'Economia sempre ieri ha annunciato che il governo non farà scattare la clausola di salvaguardia.

Il governo ha tempo fino al 30 giugno per introdurre modifiche prima di far scattare - per legge - gli aumenti. E le strutture di Padoan ieri hanno garantito che il ministro è contrario ad ogni clausola di salvaguardia.

L'altra norma oggetto d'attenzione da parte degli uffici europei è quella relativa allo «split payment». Riguarda sempre l'Iva. Solo che in questo caso, lo Stato non la paga al fornitore di servizi alla Pubblica amministrazione e la versa direttamente all'Erario.

In questo caso, se anch'essa bocciata, il mancato gettito sarebbe di 988 milioni. Che, sommati ai 730 del «reverse charge» bocciato, fanno più di 1,7 miliardi: oltre un punto di pil.

Queste misure che lasciano perplessa Bruxelles rientrano fra gli oltre 4 miliardi di gettito aggiuntivo che il governo aveva stimato di incassare quest'anno alla voce «lotta all'evasione».

Con un particolare. L'Iva è l'imposta sulla quale viene calcolato il contributo nazionale di ogni Stato membro al bilancio europeo. Ne consegue che ogni intervento in materia rischia di intaccare le entrate di Bruxelles. Da qui, l'attenzione della Commissione Ue ad ogni misura che riguardi l'imposta sul valore aggiunto.

In più, gli uffici europei non hanno valutato positivamente le argomentazioni addotte dal governo. Nella sostanza, hanno contestato che il «reverse charge» non avrebbe consentito un aumento del gettito Iva, in quanto il tasso di evasione da parte della grande distribuzione è inferiore a quello nazionale. E caricando il settore di nuovi oneri, lo avrebbe spinto ad aumentare il proprio tasso di evasione. Con un calo del gettito Iva per Bruxelles.