Bruxelles fa guerra agli scafisti. Per finta

Ok all'uso della forza, ma non si potrà operare nelle acque libiche. Silenzio sui 120mila migranti da ricollocare

Via libera, con il trucco, all'uso della forza contro scafisti e trafficanti della missione navale europea. Stallo totale sui 120mila migranti da distribuire fra i 28 paesi europei grazie alle nazioni dell'Est che fanno muro. E primi segnali d'allarme che l'onda umana della rotta balcanica potrebbe riversarsi più ad ovest su Slovenia e Italia, se l'Ungheria riuscirà a sigillare il confine nelle prossime ore.

I bollettini da Caporetto, che arrivano da Bruxelles annunciano che la decisione su come dislocare 120mila migranti nella Ue è rimandata all'8 e 9 ottobre. Ieri i ministri dell'Interno europei hanno solo confermato la decisione già presa in precedenza di ricollocare in altri paesi dell'Unione 40mila migranti dalla Grecia e l'Italia in arrivo da agosto fino al 2017. La quota di fardello italiano da dividere fra tutti è di 24mila anime.

Fumata nera per i grandi numeri del piano previsto dalla Commissione europea. Nelle conclusioni si parla dei 120mila migranti da ricollocare, ma in maniera «flessibile». I paesi dell'est del gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia) e pure i baltici non ne vogliono sapere. Anche la Bulgaria ha detto niet alla spartizione di quote ingenti.

Nel marasma dell'emergenza migranti è stata annunciata con la fanfara l'avvio della fase due della missione navale Eunavfor Med, che avrebbe l'obiettivo di combattere il traffico di esseri umani. Il via libera prevede la «ricerca, l'abbordaggio, la perquisizione, il sequestro, il dirottamento delle imbarcazioni dei trafficanti e l'arresto degli scafisti» spiegano fonti europee. In realtà c'è il trucco. Prima di tutto mancano i rinforzi: mercoledì prossimo dovrà tenersi una conferenza per reclutare altre sette navi per la missione e le forze speciali necessarie agli abbordaggi. Eunavfor fino ad oggi si limitava a raccogliere informazioni di intelligence. Entro fine mese il Comitato politico e di sicurezza, con i rappresenti dei 28 paesi Ue, dovrebbe dare la luce verde. La fase due partirebbe a inizio ottobre, quando il flusso via mare comincia a diminuire per l'arrivo dell'inverno.

La flotta europea opererà al di fuori delle acque territoriali libiche. La beffa finale è che se incapperà nei barconi arresterà gli scafisti, come già avviene una volta sbarcati in Italia, ma non rimanderà i natanti indietro. Questo significa che continuerà a portare in salvo i migranti in Italia. In pratica cambierà poco o nulla. Nei primi due mesi di attività Eunavfor Med ha raccattato 1.500 migranti in balia delle onde, come le altre navi impegnate nel Mediterraneo. La mitica fase tre con l'intervento incisivo a terra contro i trafficanti scatterà solo con un voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Ed un governo di unità nazionale in Libia, che da mesi si cerca inutilmente di formare mettendo d'accordo le fazioni.

Sul fronte terrestre, lungo la rotta dei Balcani, l'ondata potrebbe ben presto spostarsi ad ovest verso Croazia, Slovenia e Italia. Se gli ungheresi sigilleranno il confine con il muro e i blindati l'unica strada della marea umana sarà verso di noi. Le prime avvisaglie si sono registrate nelle ultime ore in Slovenia. Un gruppo di profughi siriani è stato intercettato a Lendava nella parte nord orientale del paese. Altri 43 sono stati fermati dagli austriaci dopo aver passato il confine sloveno. Lubiana si sta preparando all'impatto con sei tendopoli che ospiteranno fino a 3mila migranti. A nord c'è l'Austria, ma il confine europeo con l'Italia è aperto ed in gran parte sguarnito.

IL numero di profughi (24mila dall'Italia e 16mila dalla Grecia) per i quali l'Ue ha adottato lo schema di ricollocamento