Bruxelles scampa a un'altra strage

Arrestati 12 jihadisti: volevano colpire i tifosi riuniti in piazza. Nove già rilasciati

Luigi Guelpa

Il segnale per coordinarsi, evitando contatti via radio, avrebbe dovuto essere l'incipit dell'inno nazionale belga. Sulle note, ironia della sorte, di «A toi notre sang» quattro distinti commando avrebbero aperto il fuoco e utilizzato cinture esplosive alla Grand Place e al Grand Sablon di Bruxelles, nel celebre pub Delirium Café, e nella «fan zone» di Euro 2016, allestita al quartiere di Rogier. Tutti luoghi affollatissimi dove sono stati installati i maxischermo che ieri hanno trasmesso la sfida di calcio degli Europei tra il Belgio e l'Irlanda. Gli ideatori di quello che sarebbe stato un massacro forse persino più sanguinoso degli attentati dello scorso 22 marzo, sono stati arrestati venerdì notte nel blitz del nucleo antiterrorismo belga.

Ciò che non sorprende è la provenienza delle 12 persone fermate, tutte residenti nelle municipalità jihadiste di Bruxelles: da Molenbeek a Schaerbeek, passando per Anderlecht, Koekelberg, Zaventem e arrivando Wemmel, le roccheforti dell'Isis nel cuore dell'Europa e le «palestre» dei guerriglieri che hanno trucidato 174 persone sull'asse Parigi-Bruxelles dallo scorso novembre a oggi.

Dei 12 solo tre sono stati effettivamente incriminati con l'accusa di terrorismo, Samir C., Moustapha B. e Jawad B. Gli altri 9 sono stati interrogati ma poi rilasciati. Tra di loro, a sorpresa, il 31enne Youssef El Ajmi, di nazionalità belga e di origini marocchine, uno dei complici degli attentatori che si fecero saltare in aria all'aeroporto di Zaventem. El Ajmi lavorava nello scalo ed era in possesso del badge che gli consentiva un accesso diretto alla pista e agli aerei. L'uomo risulta anche fosse amico d'infanzia sia di Khalid El Bakraoui, uno dei kamikaze dello scalo di Bruxelles, che di Ali El Haddad Asufi, l'uomo che fornì l'auto (rubata) agli attentatori della stazione della metropolitana di Maelbeek.

Al momento gli inquirenti hanno spiegato di non aver trovato armi ed esplosivi, probabilmente nascosti in un covo non ancora identificato. Si parla di un garage, ma ne sono stati perquisiti senza esito 172, oltre a 46 abitazioni. Da ambienti vicini all'Ocam, il centro di crisi che monitora il rischio terroristico, risulta che i miliziani jihadisti in manette sarebbero gli stessi che progettarono e poi abbandonarono il piano per colpire il 17 aprile scorso lo stadio Van den Stock in occasione della gara scudetto dell'Anderlecht contro il Bruges.

Dopo le operazioni di polizia lo stato di allerta in Belgio e nella capitale resta a livello 3 su 4. Lo ha ricordato il premier Charles Michel al termine della riunione del consiglio nazionale di sicurezza da lui presieduto, aggiungendo che «saranno adottate misure supplementari, anche alla luce di nuove informazioni in nostro possesso e che ci inducono a pensare che la situazione rimarrà pericolosa per parecchio tempo». La scorta del primo ministro è stata rafforzata nelle ore precedenti al blitz. Misure di sicurezza aggiuntive anche per i ministri degli Esteri Reynders, dell'Interno Jambon, della Giustizia Geens e per le loro famiglie.

Pomeriggio movimentato anche Bordeaux, la città dove Belgio e Irlanda si sono affrontate. Un pacco sospetto è stato trovato dalle forze di polizia nelle vicinanze del Nouveau Stade poco prima della gara. Ci sono state scene di panico e un fuggi fuggi generale. Per fortuna il pacco era solo uno zainetto con otto fumogeni, abbandonato da un tifoso che non se l'è sentita di affrontare la perquisizione.