Bugie e insulti: "La peggior campagna"

Il nazismo tirato in ballo e la guerra di cifre. Anche i vip: "Pessimo show"

Il nazismo tirato in ballo decine di volte, numeri sbagliati diffusi per difendere la causa (la propria) e poi esagerazioni e catastrofismo per evidenziare la posta in gioco ma soprattutto per spaventare gli elettori. Si chiude con il risultato del referendum di oggi la «peggior campagna» che il Regno Unito ricordi, definizione condivisa dal big del Labour John Mc Donnell, ministro ombra delle Finanze, dalla scrittrice J.K Rowling, dall'anchorman Jon Snow e pure dal comico John Oliver.

«La Ue è come la Germania di Hitler», ha tuonato Boris Johnson; «Gli economisti pro-Europa sono uguali a quelli del Terzo Reich» ha rincarato il ministro Michael Gove; «Un poster vile e disgustoso che evoca la propaganda nazista», è sbottato il ministro delle Finanze George Osborne sul manifesto di Nigel Farage. Toni durissimi, a evocare il peggior passato della storia d'Europa. Conditi con una sfilza di numeri che hanno scatenato una guerra sull'attendibilità. La cifra più contestata della campagna, simbolo delle bugie di cui si è macchiato il fronte pro-Brexit, è il dato sui 350 milioni di sterline che la Gran Bretagna invierebbe ogni settimana all'Unione Europea (19 miliardi l'anno). Smentito seccamente dagli esperti, a cominciare dall'Institute for Fiscal Studies, organismo indipendente, e poi sventolato dal primo ministro David Cameron come bandiera della malafede avversaria. Peccato che un sondaggio abbia rivelato come almeno metà degli inglesi, alla fine si sia bevuto il dato, stampato a caratteri cubitali su un uno dei bus della campagna referendaria avviata da Boris Johnson.

Guerra di cifre anche sull'immigrazione, proprio quella dai Paesi europei, una delle questioni più scottanti di questo referendum. Secondo i pro-Brexit il numero di immigrati dalla Ue è stato sottostimato dal governo di almeno 50mila persone l'anno, 250mila in un quinquennio, rispetto a quanto conteggiato dall'Ufficio nazionale di statistica. La ragione c'è e dipende dal fatto che l'esecutivo non ha incluso nel conteggio gli immigrati che godono di un National Insurance number solo per brevissimi periodi. Ma tanto è bastato per additare Downing Street di slealtà.

Nel mezzo dello scontro anche la Turchia. I pro-Brexit dicono: l'ingresso è alle porte. I no-Brexit replicano: i colloqui partiranno tra pochi giorni ma chissà quando finiranno. «Non sarà prima dell'anno 3000», dice Cameron. Intanto la minaccia di Osborne - se vince la Brexit servirà un manovra da 30 miliardi e tagli alle pensioni per 2 miliardi l'anno - potrebbe costare il posto al ministro delle Finanze. In molti nel partito questa proprio non intendono perdonargliela.

Commenti

swiller

Ven, 24/06/2016 - 08:18

Vai a casa scimunito.

ENRICOP

Ven, 24/06/2016 - 10:16

TUTTE BUGIE gli inglesi saranno liberi e prosperiranno molto meglio da soli che con i burocrati di bruxelles dominati dai tedeschi . a lungo termine saranno molto piu' forti e sopratutto liberi perché la libertà non ha prezzo. in barba al pil allo spread ect ect . saluti enrico