Buon compleanno TomTom: dieci anni sulla buona strada

Il navigatore ci ha cambiato la vita: ora è possibile raggiungere ogni meta. Ma agli esordi accadeva spesso che un'automobilista finisse a "quel paese"

Cresciuti per un secolo con lo zio Tom e la sua capanna, eccoci a raccontare il compleanno, anni dieci, del TomTom che non ha nessuna parentela con il racconto antischiavista di cui sopra ma ha cambiato la nostra vita di guidatori schiavi.

Finiti i tempi in cui fermavano l'automobile, abbassando (con la manovella) il finestrino per domandare al passante: «Scusi, mi può indicare via Roma?». Innanzitutto non ci sono più né le manovelle, né i passanti di una volta, in quanto questi ultimi nulla sanno di strade, viali, piazze e stazioni ferroviarie, parlano un'altra lingua, non madre nostra, oppure, se indigeni, hanno perso di vista la segnaletica e le targhe stradali. Dunque grazie ai satelliti siamo di nuovo in grado di andare dovunque, seguendo quel cartello tipico di certi paesi: «tutte le direzioni» che non so bene che cosa significhi ma porta dove ti deve portare.

Con il Tomtom ogni meta è raggiungibile e raggiunta, i luoghi più nascosti, i borghi più lontani dal mondo, basta ascoltare la voce proveniente dallo strumento: di solito trattasi di una donna, garbata a differenza di chi vi stia di fianco, prego voltare a destra, prego proseguire diritto.

In verità l'evoluzione tecnologica ha rimediato ad errori ed orrori dei primi anni di nascita dell'aggeggio.

Non furono rari i casi nei quali il TomTom ci mandasse non a quel paese ma non sapevamo nemmeno in quale paese, ti ritrovavi per una selva oscura che la diritta via era smarrita, pensando così alla sfortuna dell'Alighieri Dante, privo di navigatore satellitare, sostituito nel procedere, al tempo della Commedia Divina, da Virgilio, non ancora portale internet, ma poeta nato a Mantova e perito, sicuramente per mancanza di indicazioni stradali, a Brindisi. Smarriti anche noi, mandavano insulti alla signora e signorina che non poteva udire le contumelie, inutile il ricorso al passante di cui sopra. Vennero giorni e tecnologie migliori.

Il TomTom ha dunque trasformato la nostra esistenza, da romei in esploratori, è la nostra bussola parlante, non si limita al nord, al sud, all'ovest o all'est, ci dice addirittura dove si trovi la più vicina pompa di carburante, dove l'ospedale, dove l'arrivo e poi segnala i tutor, gli autovelox, ci guida a rispettare norme, velocità e a fare marameo alla polstrada.

Ormai non c'è autovettura e pure motociclo che non siano dotati dell'arnese, piccolo ma efficace, pronto, ehm non sempre, a rispondere alle esigenze. Si imposta la città, quindi la strada, quindi il numero civico è la caccia al tesoro è finita. Ci sono anche i bastardi dentro che violano non il codice stradale ma le indicazioni del navigatore, cambiano strada a tradimento, svoltano a destra invece che a sinistra, provano a verificare se la signora o signorina si è accorta dell'imbroglio e così è, perché ci invita, sempre con garbo, a fare un'inversione e tornare al via, come nel gioco dell'oca. Ma c'è poco da scherzare, l'aggeggio è serio, costicchia, è a colori, funge anche da viva voce per telefono, insomma è una badante che a una certa ora viene spenta e non chiede né vitto, né alloggio, né liquidazione. A pensar bene siamo noi i suoi badanti, è lui il nostro padrone, in sua assenza non sappiamo più da che parte andare, come dicevano Totò e Peppino a Milano. Siamo tonttont ma non lo diciamo a nessuno, nemmeno alla signora o signorina.