Buona la quarta o si apre l'incubo del voto anticipato

Nuovo capo dello Stato: se Renzi lo immagina come "un arbitro" il leader di Forza Italia lo descrive invece come "un garante". Ci sarà un nome che li metterà d'accordo?

Il fatto che Matteo Renzi e Silvio Berlusconi traccino un identikit piuttosto simile del futuro presidente della Repubblica la dice lunga sullo stato di salute del patto del Nazareno. Se il premier lo immagina come «un arbitro», concetto ribadito ancora ieri mattina, il leader di Forza Italia lo descrive invece come «un garante», espressione utilizzata non casualmente ieri pomeriggio. A parole, insomma, la convergenza c'è, anche se il nome su cui si sta davvero ragionando in queste ore resta comunque coperto. Niente trapela da Palazzo Chigi né tantomeno da Arcore o Palazzo Grazioli. E quelli che stanno girando in queste ore più che frutto di rumors di palazzo sono i nomi dei cosiddetti quirinabili comunque. Siamo, insomma, ancora alle scosse di assestamento.

In questo senso, anche gli smottamenti interni a Pd e Forza Italia andranno valutati con più calma nei giorni a venire. Così da capire se i malumori sull'Italicum della minoranza dem (una trentina di senatori hanno firmato un emendamento che elimina i capilista bloccati) e della fronda azzurra che fa capo a Raffaele Fitto (sono circa diciotto i senatori apertamente critici verso il premio di maggioranza alla lista) possono davvero condizionare la partita del Quirinale. La sensazione è che i margini siano piuttosto ristretti, anche se davvero i due fronti - insieme al M5S - dovessero saldarsi durante le prime tre votazioni nelle quali serve la maggioranza qualificata. Quella, infatti, potrebbe essere l'occasione per convergere su un nome capace di incrinare l'asse del Nazareno. Un Romano Prodi, per esempio, che se al terzo scrutinio superasse quota 200 metterebbe Renzi in seria difficoltà.

Uno scenario complesso, nel quale non è un caso che il premier pensi di giocare secondo uno schema che non prevede mezze misure: o si chiude alla quarta votazione (la prima a maggioranza semplice) o si tira avanti sine die, così da liquefare la maggioranza parlamentare al punto che il prossimo capo dello Stato non potrà che prendere atto dell'ingovernabilità e portare il Paese alle urne. Un messaggio per tutti i parlamentari tentati dal togliersi qualche sassolino dalla scarpa: o si chiude subito e ad uscirne più forte è Renzi, il suo governo e la legislatura oppure tutti a casa con tre anni di anticipo sul 2018. Per moltissimi con la certezza di non essere ricandidati e per tutti quelli alla prima legislatura anche senza la pensione che scatta dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno in Parlamento.

Commenti

pupism

Gio, 15/01/2015 - 09:42

Solo in Italia possono aprirsi questi scenari.....pensiamo alla pensione invece che a quello che serve al Paese!!!

Giorgio5819

Gio, 15/01/2015 - 12:09

Tornare alle urne subito per avere un paese serio in cui vivere, allontanare questo parlamento da golpe freddo e ridare all'Italia un aspetto di democrazia decente. Ma la sinistra non ha nessuna intenzione di mollare quello che ha occupato abusivamente.