Bussi, nessuno pagherà per il disastro ambientale

Dopo Casale Monferrato, Bussi. La Montedison come l'Eternit. Sarà un'equazione facile ma è il primo pensiero di tanti abruzzesi dopo la sentenza choc della corte d'assise di Chieti: tutti assolti. Assoluzione e prescrizione per la discarica di veleni scoperta a Bussi sul Tirino nel 2007. Forse il sito di rifiuti tossici più grande d'Italia, con 1 milione e 800mila tonnellate di scorie. Un colpo di spugna cancella una vergogna nazionale. Tutti e 19 gli imputati, tecnici e dirigenti Montedison, se la cavano senza ammaccature. «Mi auguro - dice il sindaco Salvatore La Gatta - che come per la vicenda dell'amianto cresca lo sdegno della pubblica opinione». La rabbia della gente che scopre di vivere in un ambiente malato, l'indignazione dei 700mila che avrebbero bevuto acqua contaminata. A Casale Monferrato il tempo della giustizia si è dilatato in modo incomprensibile e si è arrivati alla prescrizione a ventotto anni dalla chiusura della fabbrica della morte. I processi dovrebbero essere più celeri e i capi d'imputazione, se possibile, meno altisonanti ma più concreti. Magari più terra terra, non adatti a conquistare i titoloni dei giornali, ma sufficienti per inchiodare condanne resistenti all'usura. Così a Casale anche il semplice, si fa per dire, omicidio colposo, e di morti ce ne sono stati a migliaia, sarebbe bastato e avanzato per costruire verdetti non a rischio.

Le analogie però vanno bene fino a un certo punto. Chieti fa storia a sé. La sentenza, rispetto a Casale, arriva in fretta ma smonta il lavoro della procura. Per l'avvelenamento delle acque la corte d'assise stabilisce l'assoluzione. Nel merito. Per l'altro capo d'imputazione il passaggio è doppio: il disastro doloso, lo stesso reato contestato a Casale, viene derubricato in colposo; a questo punto subentra il mantello della prescrizione. E i parlamentari del Movimento 5 stelle si scatenano: «L'ennesima prescrizione che lascia impunito un reato grave e certificato come il disastro colposo». Duro anche l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto: «La giustizia italiana non tutela beni costituzionali come la salute e l'ambiente». Il governo invece corre ai ripari: In appello - annuncia il ministro dell'ambiente Gianluca Galletti - ci costituiremo parte civile».