C'è posta per Gentiloni: la Ue ordina la stangata

Il richiamo in una lettera: servono 3,4 miliardi Sarà addio ai bonus per diciottenni e neomamme

La Commissione Ue ha inviato all'Italia la lettera con la richiesta di aggiustamento dei conti. È quanto ha annunciato il portavoce dell'esecutivo europeo Margaritis Schinas al termine del collegio dei commissari a Strasburgo. La sostanza della missiva, che ieri è stata ricevuta a Via XX Settembre, è quella emersa dalle anticipazioni: il governo Gentiloni deve effettuare una manovra correttiva di 0,2 punti percentuali di Pil (pari a 3,4 miliardi) per evitare una procedura di infrazione per deficit eccessivo a causa dell'eccessiva spesa pubblica inscritta nella legge di Bilancio 2017.

«Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso», hanno fatto sapere fonti del ministero dell'Economia precisando che «se, come e quando intervenire verrà deciso dal governo nei prossimi giorni». Il problema è che Bruxelles intende ottenere «una risposta pubblica che comprenda impegni specifici sufficientemente dettagliati e un chiaro calendario per la loro rapida adozione legale» entro il primo febbraio in modo da includere tali correzioni all'interno delle previsioni economiche di primavera. In buona sostanza, si tratta di un'ingiunzione che sembrerebbe precludere qualsiasi negoziato.

La replica di Padoan è insita nel comunicato con il quale è stata pubblicata la lettera. «Gli argomenti utilizzati dal governo in passato sono almeno altrettanto validi oggi, in un contesto di perdurante e, per certi versi, accresciuta incertezza a livello europeo ed internazionale e di inflazione che persiste da troppo tempo a livelli eccessivamente bassi», si legge nella nota. La congiuntura negativa ha impedito al Tesoro di rispettare appieno gli impegni anche se il ministero sottolinea il percorso di stabilizzazione del debito pubblico, che però veleggia attorno al 132% del Pil.

Immediata la protesta del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, che ha chiesto e ottenuto che oggi l'esecutivo riferisca in Aula sulle strategie che intende adottare. Gli azzurri chiedono «discontinuità» rispetto alla politica economica di Renzi «fatta di mance per comprare il consenso». Padoan non potrà gettare la palla in tribuna come ai tempi dell'ex premier anche perché è opinione del ministro che non si possa rischiare la procedura di infrazione per una correzione di modesta entità che l'Italia punta a ridurre ulteriormente. In fondo, cancellando alcuni bonus renziani, come quelli da 500 euro per i diciottenni e quelli per le famiglie (mamme e asili nido) si arriverebbe a sfiorare il miliardo. Con un po' di tagli lineari ai ministeri e qualche altra sforbiciata si potrebbe arrivare ai due miliardi sui quali Roma punta a chiudere la partita. È chiaro che la presenza di Antonio Tajani alla guida del Europarlamento europeo potrebbe evitare al nostro Paese eccessivi accanimenti. Con la promessa di non sbandare più.