C'è un ultimo inviato eroe che ogni giorno sfida l'Isis

Un blogger anonimo racconta la tragedia dentro la città riuscendo a sfuggire agli uomini del Califfato

«Hanno promesso che per uccidermi s'inventeranno un metodo mai sperimentato prima nella storia dell'umanità.un metodo così crudele da farmi rimpiangere la morte di Muath Al Kasasbeh, il pilota giordano bruciato vivo dentro una gabbia. Ho ancora una copia della minaccia e, di tanto in tanto, me la rileggo». Lui è l'ultimo occhio libero dentro la Mosul dello Stato Islamico. Un occhio condannato a morte già da tanto tempo, ma ancora capace di osservare e raccontare. «Mosul Eye», l' «Occhio di Mosul» come si fa chiamare su twitter e sul blog dove dal giugno 2014 continua incredibilmente- a narrare dal di dentro la tragedia della città trasformata nella capitale irachena del Califfato, si descrive come uno «storico determinato a raccontare l'occupazione sin dal primo momento». In verità chi si nasconda dietro l'Occhio di Mosul non lo sa nessuno. E nessuno sa neppure spiegare come riesca a far filtrare le sue informazioni da quella zona della morte dove anche ieri - secondo fonti - dell'Onu l'Isis avrebbe mandato a morte 42 civili e 190 fra ex poliziotti e soldati iracheni rifiutatisi di combattere sotto le sue bandiere. Secondo alcune ipotesi l' «Occhio di Mosul» sarebbe innanzitutto un esperto di computer capace di connettersi alla rete sfuggendo ai controlli degli attentissimi hacker al servizio del Califfato. Secondo altre teorie è in contatto con qualcuno all'esterno di Mosul a cui affida la pubblicazione delle sue note. Di certo quelle note sono le uniche in grado di farci comprendere cosa avvenga nel cuore dell'orrore, le uniche capaci di rivelarci come la Capitale del Califfato e i suoi spietati signori si preparino a rispondere all'assalto finale incominciato lo scorso 18 ottobre. «L'Isis ha completamente evacuato l'università di Mosul...sulla riva orientale la sua presenza è insignificante, ma è ancora consistente su quella occidentale...ha abbandonato i comandi dei quartieri Gogjali e Karam lasciandosi dietro delle autobombe. Una lunga carovana di combattenti sta abbandonando Mosul attraverso Wadi Eqab diretta verso Baaj» - riferisce quel 18 ottobre l'Occhio ricordando che tutti i medici dell'ospedale di Ajamhouri sono ostaggi dei militanti pronti ad ucciderli se tenteranno di abbandonare l'ospedale. La notizia più importante rivelata il 18 ottobre è però quella sul «rapimento di comandanti dell'Isis» all'interno della città. La notizia conferma indirettamente alcune voci dei giorni precedenti sulla presunta ribellione di alcuni comandanti pronti a guidare una rivolta contro Il Califfo Al Baghadi per poi dichiarare la resa e consegnarsi alle truppe della Coalizione. Una macchinazione conclusasi con la cattura e l'esecuzione di almeno 58 sospetti congiurati. Rapimenti ed esecuzioni di sospetti traditori sono comunque all'ordine del giorno. «L'Isis oggi ha eliminato 23 prigionieri riteniamo che molti dei detenuti vengano tenuti negli ospedali di Ibn Sina e Al Jamhouri. Tra di loro vi sono parecchie ragazze yazide. Da oggi Mosul è entrata nell'atmosfera della guerra. In molte zone annota nel suo ultimo rapporto datato martedì 25 ottobre i bombardamenti sono continui, specialmente sui versanti settentrionali e meridionali dove si registrano molti caduti civili... L'Isis ha sequestrato molte carte telefoniche, chi è riuscito a nasconderle ha ormai paura ad usarle. Su tutti i ponti vi sono trappole esplosive e sotto il quinto ponte hanno posizionato alcune auto bomba.I militanti sono nelle strade e si muovono su mezzi con armamenti pesanti. Molti dei combattenti sono ragazzini. A Mosul non vi sono praticamente più edifici in piedi. Quelli che non sono stati colpiti dalla coalizione sono stati bombardati dall'Isis». Ma come fa l' «occhio» a raccogliere le notizie? Come riesce a muoversi in città senza destare i sospetti delle forze di sicurezza del Califfato che hanno promesso di catturarlo e ucciderlo? «Il vero pericolo - ammette lui stesso in un'intervista via twitter del 2015 - non è fare il blog, ma avere accesso ad informazioni accurate mantenendo la sicurezza e senza rivelare la propria identità. Per esser sicuro uso dozzine di personalità diverse e a volte riesco a superare le barriere più inaccessibili senza che se ne accorgano. Mi rendo conto che può sembrare ridicolo, ma a volte solo far questo mi consente di superare la paura di cadere nelle loro mani».