Cade il segreto bancario anche a Montecarlo

RomaE tre. Dopo Svizzera e Granducato del Liechtenstein, ieri l'Italia ha siglato anche l'accordo per lo scambio di informazioni sulla base degli standard Ocse con il Principato di Monaco. In pratica, anche a Montecarlo il segreto bancario non potrà più essere opposto dinanzi a una formale richiesta basata sull'accertamento ai fini fiscali. All'accordo si unisce anche un protocollo che disciplina le cosiddette «richieste di gruppo», ossia la possibilità di interpellare le autorità monegasche in relazione a categorie di comportamenti che fanno presumere l'intenzione di nascondere al fisco patrimoni o attività detenute irregolarmente.

Si tratta dell'ultimo tassello quasi obbligato per rendere appetibile la voluntary disclosure . La normativa, infatti, prevede uno sconto sulle sanzioni e un dimezzamento dei tempi di accertamento dell'eventuale evasione per i Paesi che hanno sottoscritto accordi con l'Italia entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge (2 gennaio). Ieri, quindi, era l'ultimo giorno utile per chiudere la pratica-Montecarlo. Poiché l'intesa era nell'aria da almeno sei mesi, chi aveva qualche scheletro nell'armadio ha avuto tutto il tempo per mettersi in regola. Fino al 30 settembre 2015, inoltre, sarà possibile mettersi in salvo dal nuovo reato di autoriciclaggio. Chi ha portato la residenza nel Principato (basta affittare un appartamentino e versare almeno 500mila euro in un conto corrente) ma svolge attività in Italia non vi troverà più un porto sicuro.

Analogamente, non è «sicura» Singapore che, avendo aderito al Common Reporting Standard dell'Ocse dal 2017 su dati dell'anno precedente sarà schermata solo fino al 31 dicembre di quest'anno. Dubai, invece, entrerà in questa white list solo a partire dal 2018 e quindi potrà essere sfruttata per fini poco nobili fino alla fine dell'anno prossimo. È un riflesso della lotta all'evasione fiscale portata avanti dal G20 sin dal 2009, un vero e proprio «pallino» della presidenza Obama che si riverbera su tutto il resto delle economie avanzate. Basti pensare che anche un Paese a basso rischio geopolitico come le Filippine (al di là degli accordi bilaterali con l'Italia), che non aderiscono all'accordo sullo scambio di informazioni dell'Ocse, hanno siglato un'intesa con gli Usa che consentirebbero alle autorità italiane una «triangolazione» ove mai un nostro connazionale le avesse scelte per riparare i propri capitali nascosti al fisco.

Nella black list , ormai, restano le isole dei Caraibi come le Vergini o Saint Lucia e Paesi ad alto rischio per i propri capitali come Ecuador e Libano. Entro una decina d'anni, pertanto, la protezione del patrimonio comporterà l'emigrazione fisica verso regimi fiscali più favorevoli. Come già avviene per le imprese che delocalizzano.

Gli accordi firmati negli ultimi giorni dall'Italia per la trasparenza dei conti correnti all'estero

È in miliardi di euro la cifra che il governo conta di far rientrare dall'estero grazie alla voluntary disclosure