Ma il Califfo perde terreno in Irak e in Siria

Lo Stato Islamico subisce dure offensive a Palmira (dove prova a resistere) e a Mosul

Mentre terrorizza l'Occidente, l'Isis perde terreno nel suo «Stato» a cavallo tra Irak e Siria. Ieri c'è stata da parte dell'esercito siriano la parziale riconquista della città di Palmira. Le milizie governative si è aperta la strada tra gli edifici nella parte sud-occidentale dell'antica città nel deserto, anche se le milizie dello Stato Islamico non si sarebbero date alla fuga in blocco come sostenuto dai mass media di regime, bensì starebbero impegnando gli avversari in combattimenti casa per casa: lo ha riferito l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione non radicale in esilio con sede a Londra.Stando a un attivista locale, Abul Mayed al Tadmuri, numerosi jihadisti sarebbero comunque in rotta, e avrebbero condotto con sé la maggior parte degli abitanti rimasti nel centro urbano, circa cinquemila persone. Ne resterebbero pochissimi, impossibilitati ad allontanarsi per la mancanza di mezzi di trasporto.L'Isis perde terreno anche in Irak. Le forze irachene, con l'ausilio dei raid aerei della coalizione a guida Usa, hanno lanciato l'attesa vasta offensiva contro i jihadisti dell'Is nella zona di Mosul, a 260 km da Baghdad, caduta nelle mani dell'Isis nel 2014. Lo ha annunciato un portavoce militare iracheno, il generale Yahya Rasool, precisando che l'operazione «al-Fatah» (in arabo «la conquista») era iniziata all'alba. «Le truppe irachene sono riuscite a liberare vari villaggi e a issare la bandiera irachena», ha detto Rasool, portavoce del Comando militare congiunto, alla tv al-Iraqiya. Secondo il generale le forze irachene hanno ripreso il controllo di aree alla periferia di Makhmour, a est di Mosul. Non è chiaro quanto durerà l'operazione.