Campidoglio, dietrofront sulla "lista dei parenti"

Il Comune di Roma ci ripensa. Troppi conflitti di interesse anche tra i portavoce del sindaco

Niente Grande Fratello dei poveri: ieri, dopo la denuncia de Il Giornale e le reazioni allibite di mezzo mondo, Virginia Raggi si è resa conto dell'ennesima figura barbina fatta dalla sua amministrazione.

Quella assurda richiesta alle agenzie di stampa di fornire al Comune, se vogliono che siano rinnovati i loro abbonamenti, l'identikit dell'intero personale e delle loro ramificazioni familiari, si è rivelata un clamoroso boomerang, e ieri pomeriggio il Campidoglio ha tentato di metterci una toppa, con effetti tragicomici. Con un comunicato dell'Ufficio stampa comunale, lo stesso da cui era partito il diktat, si precisa che «la richiesta dell'organigramma aggiornato di tutti i dipendenti nonché dei loro parenti e affini» deriverebbe dall'applicazione del «piano triennale per la prevenzione della corruzione», e che comunque fa niente: «potrà essere accettata una autodichiarazione circa il fatto che non sono intervenuti mutamenti rispetto al precedente affidamento», e che nessun dipendente di agenzia abbia nel frattempo acquisito un nuovo cugino pizzardone.

La notizia della documentazione chiesta alle agenzie di stampa che seguono le attività comunali ha provocato numerose reazioni: «Una pazzia mai vista, degna di una schedatura da Unione Sovietica. Fa sorridere che a turbare il sonno della sindaca Raggi, siano le eventuali parentele tra i giornalisti e i quasi 30mila impiegati comunali e non la brutta storia di tangenti e corruzione che ha portato all'arresto di De Vito», dice Mara Carfagna. «Invece di controllare i suoi, Virginia Raggi preferisce schedare i giornalisti Il pretesto? Non devono esserci parenti in Comune. Io dico che in Comune non dovrebbe esserci la Raggi», attacca Giorgia Meloni. «Siamo al delirio», taglia corto Maurizio Gasparri. E c'è chi fa notare come sia bizzarro che una simile alzata di ingegno sia arrivata proprio dall'ufficio stampa del Comune, dove sono molti gli ex giornalisti di agenzia arruolati dalla Raggi per diffondere il suo verbo. A cominciare dal suo personale portavoce da 100mila euro annui, Teodoro Fulgione, che viene dalle file dell'Ansa; per finire con il capo ufficio stampa Peppe Recchia, ex Agi, la cui moglie, peraltro, segue il Campidoglio sempre per l'Ansa.