La Camusso attacca Poletti: «Seduto dietro c'era un boss»

Roma«La cosa che mi colpisce di più non sono quelli che sono seduti al tavolo con lui ma chi è seduto dietro». Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ieri è tornata ad attaccare il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per la foto del 2010 che lo ritrae, in quanto presidente di LegaCoop, assieme a Salvatore Buzzi, il braccio destro di Massimo Carminati e leader della più grande cooperativa di servizi di Roma. Il riferimento è al boss della malavita, Luciano Casamonica, che compare in quella immagine dietro al tavolo dove la politica romana (dal destro Alemanno al sinistro Marroni) festeggiava il reperimento di risorse ad hoc per le cooperative sociali. «Questa è la domanda che rimane», ha aggiunto Camusso sottolineando che «non funzionano più le regole perché ci sono aziende che si autodefiniscono cooperative e che poi troviamo in altre forme».

«Sono stato male ma anche grazie al sostegno di Renzi, che è stato meraviglioso, sono sempre più convinto che non bisogna darla vinta alla corruzione», ha replicato Poletti, iscrivendosi alla fiera dell'ovvietà.

Insomma, secondo la numero uno di Corso Italia, sotto le mentite spoglie delle finalità sociali delle coop molto spesso si nascondono organizzazioni che mirano solo a fare soldi. Belle parole, non c'è che dire. Ma in questo caso (come in altri) la Camusso è in conflitto di interessi. Non solo perché, sotto sotto, Poletti è un esponente di quella «sinistra», cresciuta a pane e «case del popolo», folgorato sulla via del renzismo. Ma, soprattutto, perché Poletti è il ministro del Lavoro del governo Renzi, quello che ha posto al questione di fiducia sul Jobs Act che per Camusso è il peggiore di tutti i mali e contro il quale venerdì prossimo Cgil e Uil sciopereranno. Anche questa è una vecchia mossa comunista: un nemico che si fa ritrarre in una foto nella quale spunta il faccione di Luciano Casamonica non è una persona affidabile, ergo il Jobs Act non è una cosa seria. Come se tutto si tenesse assieme, senza soluzione di continuità. Peccato che anche la Camusso non sia estranea a quel milieu contro cui in questi giorni si è scagliata. Nel parterre intellettuale che assisteva alle pièces di Serena Dandini c'era anche lei, forse ignara (o forse no) che quelle serate fossero sponsorizzate dal mondo di Poletti e di Buzzi.