Cancellati 345 parlamentari con l'aiuto di Fdi Il Cav: tagliare senza uccidere la democrazia

Soccorso della Meloni al governo. Fi esce e chiede il rispetto delle minoranze

«Taglio di 345 parlamentari, fatto» è il selfie di Matteo Salvini che ha votato dal banco dei senatori e non dei ministri. La disfida è aperta tra Lega e Cinquestelle su chi abbia il merito di aver portato a quota 600 il numero dei parlamentari. Con 180 sì, 50 no, nessun astenuto, il Senato ha ridotto i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. In totale i parlamentari sono scesi a 600. Inoltre, è stato stabilito a 5 il tetto massimo dei senatori a vita.

La maggioranza non è stata autosufficiente per due voti: ha avuto bisogno di Fdi o almeno dei due dissidenti azzurri Maria Rosaria Rossi e Gaetano Quagliariello. La maggioranza assoluta (161) era infatti necessaria per il via libera a un ddl di riforma costituzionale. A questo punto il provvedimento tornerà alla Camera per l'approvazione definitiva. In assenza del quorum dei due terzi, si potrebbe ipotizzare un referendum, ma nessuna forza politica di peso ha espresso intenzioni di tal genere.

Forza Italia nella sua quasi totalità non ha partecipato al voto a Palazzo Madama. A chiarire arriva una nota di Silvio Berlusconi: «Forza Italia non è affatto contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Anzi, oggi diciamo che si dovrebbe essere anche più ambiziosi, arrivando al dimezzamento netto del numero degli eletti. Bisogna farlo però senza uccidere la democrazia, senza cancellare la rappresentanza dei territori e delle minoranze».

Ha votato a favore Giorgia Meloni con i suoi Fratelli d'Italia e però anche la leader di Fdi avverte che non basta una tessera per restaurare il mosaico: «Mi spiace che Salvini non consideri una priorità l'elezione diretta del Capo dello Stato perché fino a qualche mese fa raccoglieva le firme anche lui».

Per due volte il centrodestra ha proposto e votato leggi costituzionali che riducevano il numero dei parlamentari. Ma il taglio secco votato ieri determina che «in intere regioni solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari», si legge nella nota del Cavaliere. Si creerà infatti, in molte zone del Paese una soglia di sbarramento elevatissima, fra il 10% e il 20%. «Noi vogliamo meno parlamentari, ma parlamentari rappresentativi della gente e dei territori. Per questo la riforma del numero degli eletti per noi dev'essere accompagnata da una riforma elettorale» conclude Berlusconi.

Gioisce, come è ovvio, Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento grillino, che ha legato il proprio nome al provvedimento. I toni sono trionfalistici: «Riforma epocale. Questo percorso ci porterà nella Terza Repubblica». Il vicepremier Luigi Di Maio si incarica di fare i conti: «In 5 anni risparmieremo 500 milioni di euro». Somme dal valore simbolico più che determinante a sanare i buchi di bilancio. Per il Pd (in passato favorevole) ecco Luigi Zanda: «Oggi è palese che la riduzione del numero dei parlamentari non serve per rianimare la democrazia e rafforzare il Parlamento, ma è una scorciatoia per indebolirli».

Commenti
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mortimermouse

Ven, 12/07/2019 - 09:52

ha ragione Berlusconi! cosa succederà se un domani qualcuno più furbo dell'altro toglierà il potere a qualcuno, e userà il parlamento per imporre una dittatura mascherata da falso perbenismo? :-) faccio un esempio: se un senatore viene a sapere che un sindaco ruba, o un dirigente statale fa il furbo, o un governatore imbroglia le carte, chi difenderà i cittadini di quella regione? nessuno perché saranno privi di referenti, e allo stato fa comodo, cosi non riceverà nessuna lamentela, e gli imbrogli, i furbi, e i furti continueranno impunemente :-) se è questo che volete, allora votate per il PD-M5S-LEGA !!!