La cancelliera: "Gli serve appoggio, qualcuno che va ad aprire, a vedere

Nelle ordinanze i dialoghi tra l'impiegata e l'imprenditore

Voleva diventare la paladina degli interessi dei romani, ma in realtà sapeva fare bene solo i suoi. Ruota attorno alla figura di Simona Amadio, la cancelliera della Procura di Roma, l'inchiesta che ha portato in carcere 5 agenti, tra i quali il suo compagno Angelo Nelci e l'imprenditore Carlo D'Aguano, che pagava per avere notizie sul suo conto coperte da segreto istruttorio.

La donna, che si era candidata nella lista di «Noi per Salvini» nel 2016, è stata intercettata mentre parlava con il suo uomo, ripercorrendo il dialogo con il pregiudicato, che aveva necessità di qualcuno che gli fornisse informazioni su procedimenti penali a suo carico. La Amadio dice: «Io Carlo me lo voglio tenere, allora tu devi pensare amore, che come tutti gli impiccioni lui ha amici poliziotti... la talpa in Procura...lui(D'Aguano, ndr)... la prima cosa che mi ha chiesto è: mi posso fidare?...a lui gli serve un appoggio in Procura, cioè qualcuno che va ad aprire a va a vedere». Il registro degli indagati è l'obiettivo di D'Aguano e la donna non si tira indietro.

«Ma sta gente che pensa.... che io da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro la Procura, prima di Milano e poi quella di Roma? Se io voglio arrivo dappertutto, e a me nessuno mi dice di no», spiegava ancora nel marzo scorso la funzionaria al compagno. «Perché il collega che mi ha fatto il favore di darmi i tabulati - aggiungeva ricordando un vecchio episodio - lo sa che io mi faccio tagliare la gola ma i tabulati non escono fuori, se io voglio arrivo dappertutto... a me nessuno mi dice di no». E poi ricordava anche il perché: «Non perché sono un Padre eterno... perché in questi anni, forse, tra le tante sventure che mi sono capitate nella vita ho dato qualcosa a chi mi stava di fronte... quindi come si muovono, si muovono male». E all'interessato riferiva quello che era riuscita a scoprire: «Quella cosa lì in ufficio sta andando, si sta risolvendo, tu qualsiasi cosa ti serve, lo sai, io sto a disposizione». Il 2 gennaio scorso, poi, D'Aguano le chiedeva di vedersi e lei rispondeva che la mattina seguente sarebbe stata in ufficio ma ci sarebbe stata anche Martina Fedeli (una collega della sua segreteria, ndr). «Ma quella - proseguiva Amadio - meno cazzi sa e meglio è insomma, però, insomma, comunque sto in ufficio, sono operativa». E la piena disponibilità nei confronti dell'imprenditore trovava attuazione pochi giorni dopo. «Infatti - si legge nel provvedimento - gli accertamenti effettuati sugli accessi eseguiti dalla pubblica dipendente, utilizzando le proprie credenziali, al SICP (il Sistema informativo della cognizione penale) evidenziavano che la stessa il 9 gennaio 2018 vi aveva fatto accesso per interrogare il nominativo di D'Aguano Carlo». E aveva avuto riscontro sull'esistenza del procedimento penale su di lui, sui nominativi degli altri indagati, sui reati iscritti, su pm inquirente e lo stato del procedimento. «Il giorno prima, D'Aguano e Amadio - sottolinea il Gip - si erano incontrati presso la città giudiziaria dopo essersi contattati reciprocamente mediante degli squilli». E la Amadio sarebbe entrata nel registro informatico persino «per visualizzare le pendenze del fornitore di sostanze stupefacenti/anabolizzanti del proprio compagno» senza che ciò «abbia a che vedere con le pubbliche funzioni dell'indagata».