«Candidati non convincenti Matteo ci ha portati in alto»

Fabrizio de Feo

Roma Onorevole Massimiliano Fedriga, vista dalla Lega qual è la lezione che emerge da questa tornata di ballottaggi?

«Il dato netto che emerge è un forte voto contro il governo Renzi. Nessuno stravince, il M5S in alcune città è andato molto male, il Pd è in estrema difficoltà, il centrodestra deve ricostruirsi».

Per il centrodestra meglio il Laboratorio Milano o l'asse del Nord?

«È un momento post-ideologico, più che altro contano i programmi concreti, quindi sicurezza, immigrazione, pensioni. Servono messaggi chiari e netti, non mitigati e ritrattati».

Cosa è mancato per la vittoria a Milano?

«Parisi non è stato percepito come una vera alternativa a Sala, le parole d'ordine sono state usate poco e male, non si è stati capaci di far scattare una vera mobilitazione».

Lei quindi non è tra chi auspica la riproposizione del «modello Milano».

«Guardo piuttosto al modello Friuli con tre ballottaggi vinti su tre con candidati civici capaci di esprimere una identità e un messaggio chiaro e i partiti che si sono messi a disposizione delle loro comunità».

Salvini esce sconfitto da queste amministrative?

«No. Se siamo dove siamo oggi con molte città vinte e una Lega a doppia cifra e non più di nicchia lo dobbiamo a lui».

Sarà lui il futuro leader del centrodestra?

«Salvini ha dimostrato di poter produrre una grande spinta propulsiva ma credo che il giudizio spetti ai cittadini. Le primarie mi piacerebbero molto».

Qualcuno gli rimprovera di essere una figura troppo «anti» e di non riuscire a esprimere un modello politico.

«Salvini ha un modello chiarissimo in mente, dobbiamo raccontarlo di più. A questo giro sono mancati i candidati, certo non lui».

La sconfitta di Varese fa particolarmente male?

«Bisogna ripartire pensando anche a quelle realtà dove ci sono stati problemi, ma non vedo criticità in questo senso. Un movimento che ambisce a governare deve saper utilizzare le sconfitte per capire dove migliorare».

Invidia qualcosa ai Cinque Stelle?

«Hanno dimostrato una enorme capacità di gestire la comunicazione e coprire i loro fallimenti. Il punto debole è la qualità dei candidati con le eccezioni di Roma e Torino».

È stato un errore appoggiare i candidati M5S ai ballottaggi senza esserne ricambiati?

«Nessuno ha chiesto uno scambio alla pari. Tra una sinistra che aveva governato male e un'altra sinistra, abbiamo scelto quella meno peggio».

Il referendum è l'occasione per costruire l'alternativa a Renzi?

«È innanzitutto l'occasione per cancellare una riforma che affossa la democrazia, penalizza le autonomie, impedisce la valorizzazione dei territori e toglie possibilità di scelta all'elettore».