Le capitali contro Airbnb: la rivoluzione paga pegno

Dopo Parigi e Amsterdam arrivano i paletti da Palma di Maiorca. Da luglio è quasi impossibile riservare

Alloggiare in una dimora da favola, dormire in un castello, in un attico, in un semplice appartamento vacanze, in uno chalet in montagna, in una villa sulla spiaggia. Per milioni di turisti e di possessori di case, Airbnb è stata una rivoluzione. Ma Airbnb è anche un problema per i classici albergatori e per l'overtourism, ovvero il sovraccarico di turismo. Tanto che molti paesi hanno pensato a limitare e normare il semplice mercato di libera offerta. L'ultimo paese ad aver introdotto norme più severe su Airbnb è il Giappone. La piattaforma online delle case vacanze è stata costretta a cancellare molte prenotazioni, in vista della nuova legge, in vigore da ieri, che blocca gli affitti delle residenze private e fissa un limite di noleggio a 180 giorni all'anno, introducendo dei controlli di sicurezza e multe salate per chi viola le regole. In Giappone sono state ritirate decine di migliaia di inserzioni dal sito: i proprietari dovranno anche registrare la proprietà al governo. Ma anche in Francia, ieri mattina, nel Municipio di Parigi, si è si è aperto a un confronto tra la città francese e i rappresentanti di altre grandi città dell'UE interessate dal fenomeno Airbnb. Insomma, un piccolo vertice Madrid, Barcellona, Lisbona, Amsterdam, Parigi. Il vicesindaco di Parigi, Ian Brossat ha dichiarato: «dobbiamo stare insieme e ristabilire un equilibrio di potere».

Ma il braccio di ferro tra Parigi e Airbnb non è iniziato da poco, è una cosa che va avanti dal 2017. Allora, il Comune aveva convocato i rappresentanti di Airbnb (e di un'altra piattaforma Wimdu) per chiedere di eliminare dalla piattaforma annunci privi di registrazione. Il numero di registrazione, obbligatorio, era stato introdotto da una legge del 2016 che permette al comune di risalire agli affittuari, alle loro professioni e fissa un numero massimo di 120 notti, per le prime case. La piattaforma di affitti turistici sta estendendo il suo raggio d'azione e preoccupa Parigi: il numero delle prenotazioni attraverso il sito sta aumentando e ciò causa un aumento dei prezzi degli affitti. E anche Amsterdam sta pensando di adottare misure più restrittive: i principali partiti politici parlano di lotta all'overtourism e vengono ridotti i giorni consentiti. E mentre nei vari Paesi le leggi variano, a Palma de Mallorca sarà difficilissimo prenotare una casa vacanza privata (eccetto case indipendenti), da luglio, attraverso Airbnb. E questo a causa di una legge nata a causa degli affitti senza licenza offerte ai turisti (+50% tra il 2015 e il 2017) e alle proteste dei residenti contro il turismo di massa.

Quando si pensa a una vacanza, tra le varie soluzioni, si pensa ad Airbnb. A Bergamo apre un Airbnb ogni 3 giorni: il boom registrato dall'Eco di Bergamo, calcolato sulla base delle denunce di nuove attività. L'accordo tra il Comune di Milano e Airbnb sembra andare a gonfie vele: in due mesi ha portato alle casse comunali 565 mila euro a marzo e 506 mila euro ad aprile. Un incasso positivo, basato sulle tasse di soggiorno che prevedono una tariffa unica di 3 euro a notte. Ma il problema di Airbnb, che fa innervosire gli albergatori è anche la mancanza di regole e controlli. Chi ha un albergo deve trasmettere dati alla Questura e agli enti preposti. Su Airbnb questi controlli mancano. Insomma, tutti contro Airbnb. Si sa, quando le cose sono nuove, nessuno sa come fare a mettere dei paletti. Quando le cose esistono da un po', nascono strategie per regolamentarle.