Il capo del Pentagono punta sulla carta curda

New York - Confermare il comune impegno nella lotta allo Stato Islamico, chiarire il ruolo della Turchia nell'offensiva autunnale, e soprattutto rilanciare la partnership strategica con i curdi iracheni nella ripresa di Mosul. Sono queste le tre direttrici su cui si articola il blitz del Segretario alla Difesa americano Ashton Carter in Iraq. Il capo del Pentagono è arrivato a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, dopo aver incassato a Bagdad l'impegno ad una seria offensiva per la ripresa di Mosul in tempi ragionevoli, e la garanzia di cooperazione con le altre parti impegnate nel conflitto, come i Peshmerga. E con i propri alleati di lunga data ha voluto approfondire il ruolo delle truppe turche nella regione.

Le pressioni di Ankara per una partecipazione da protagonista nell'offensiva volta a riconquistare la città caduta nella mani del Califfo Abu Bakr al Baghdadi il 5 giugno 2014 sono state uno dei principali argomenti di conversazione anche con il premier iracheno Haidar al Abadi. Dopo aver incontrato i dirigenti turchi, Carter aveva parlato di un «accordo di principio» per permettere ad Ankara di avere un ruolo nell'offensiva, ipotesi che tuttavia al Abadi ha respinto: «Non è vero - ha spiegato - una delegazione è venuta a Bagdad, abbiamo avuto colloqui ma non abbiamo ritenuto adeguate le loro proposte». «Quella per Mosul è una battaglia irachena, condotta ed eseguita da iracheni - ha aggiunto - che presto libereranno la città senza permettere a nessuno di interferire con i loro piani». Durante l'incontro con al Abadi, Carter ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a fornire ulteriore supporto per la battaglia se richiesto dall'Iraq e dai comandanti americani sul terreno. E d'altra parte ha ottenuto dal premier la garanzia della massima cooperazione con le forze in campo, dopo che i curdi si erano lamentati perché non vedevano da parte degli iracheni un grande coinvolgimento.

Giunto a Erbil per incontrare il leader curdo Masoud Barzani, quindi, il capo del Pentagono ha portato rassicurazioni in questo senso, e ha elogiato i Peshmerga: «Combattono molto bene» e stanno avanzando con successo. Le richieste di Carter sono il riflesso della strategia del presidente Barack Obama, che punta a incassare una vittoria in tempi ragionevoli (ossia prima della fine del suo mandato), facendo leva sul principale alleato nella regione, con cui c'è un'amicizia che risale alla prima Guerra del Golfo. Loro, però, chiedono in cambio più risorse militari, in particolare veicoli blindati. Il generale Halgord Hekmet, portavoce delle forze curde, ha affermato che almeno 25 Peshmerga sono stati uccisi dall'inizio dell'offensiva, poi ha precisato che godono sì di un buon sostegno aereo da parte della coalizione, ma hanno bisogno di più mezzi, soprattutto veicoli blindati. Molti dei caduti infatti - ha ribadito - erano a bordo di normali macchine, ovviamente più vulnerabili alle mine piazzate dall'Isis.