Il capo della Postale la prima testa che salta "Non informò i capi"

Inchiesta sottovalutata e istituzioni a rischio: Gabrielli e Minniti accusano Franco Di Legami

Roma La polizia postale lavora per mesi all'inchiesta che ha portato all'arresto dei due fratelli Occhionero e il capo della polizia, Franco Gabrielli, fa rimuovere il responsabile del settore, Franco Di Legami.

Una decisione che, si dice, sia stata condivisa anche dal ministro dell'Interno, Marco Minniti.

C'è qualcosa che non torna, però, perché alla base delle motivazioni che avrebbero spinto il prefetto a spostare Di Legami all'Ucis, ovvero all'ufficio centrale interforze sicurezza, il settore che si occupa delle scorte dei vertici, starebbe il fatto che il dirigente «avrebbe sottovalutato la portata dell'inchiesta» e avrebbe omesso di avvertire il vertice della polizia.

Nell'ordinanza di arresto si parla addirittura di «sicurezza nazionale» e la polizia postale era al corrente da un anno, ovvero dal gennaio 2016, quando arrivò una denuncia da parte del capo della sicurezza dell'Enav, che sapeva.

È all'inizio dell'estate scorsa che iniziano a prendere corpo le prove che hanno portato all'incriminazione degli Occhionero: tentano di entrare nelle caselle di posta elettronica di Matteo Renzi, Mario Draghi e Mario Monti, oltre che di altri importanti politici e personaggi di spicco della società italiana. Tentano o addirittura ci riescono, non è chiaro, perché fonti vicine alla polizia postale avrebbero detto ieri che, in realtà, si è trattato solo di un tentativo.

Un modo per depistare e sviare le polemiche legate ai sistemi di sicurezza di certi palazzi?

Al momento non è dato di saperlo. Ma ciò che si sa è che l'attenzione è puntata su quei server americani, il cui accesso per adesso non è possibile, visto che Occhionero si è rifiutato di dare le password invocando il suo diritto alla privacy.

Ecco perché la procura di Roma avrebbe inviato richiesta di rogatoria agli Stati Uniti.

Insomma, una situazione non facile, che avrebbe fatto decidere al prefetto Gabrielli che la cosa migliore è quella di spostare di Legami. Ma perché?

In realtà le ipotesi sono diverse. Da una parte potrebbe esserci proprio il fatto che la postale non ha dato corretta comunicazione al capo della polizia dell'indagine in corso. E che non lo abbia fatto su «richiesta» della magistratura. Dall'altro è possibile, secondo fonti vicine al Dipartimento della Pubblica sicurezza, che in realtà Di Legami abbia fatto perfettamente il suo lavoro e che, a tempo debito, altre teste potrebbero saltare.

In polizia, come in ogni ambiente, c'è infatti una scala gerarchica e il capo della postale potrebbe aver riferito ai suoi diretti superiori riguardo all'indagine in corso. Qualche anello della catena, però, deve essere rimasto chiuso e a Gabrielli la comunicazione partita dalla postale potrebbe non essere mai arrivata.

«La decisione del prefetto Gabrielli - ha spiegato il sgretario del Sap (sindacato autonomo di Polizia), Gianni Tonelli - mi ha sorpreso molto, perché è importante. Il contesto in cui si sviluppava la vicenda è all'attenzione internazionale e, quindi, non si tratta del traffico di qualche chilo di stupefacenti, ma di sicurezza nazionale. Chiaramente il capo avrà dei validi motivi. La questione è sotto i riflettori e un fatto del genere non può passare sotto silenzio. Staremo a vedere. Non vorrei che il problema sia che queste informazioni, in realtà, non siano state veicolate perché qualcuno non le ha volute veicolare».

Commenti
Ritratto di aquila

aquila

Gio, 12/01/2017 - 16:36

Ma il problema lo ha fatto emergere ed allora quali trame oscure avrebbe tessuto questo individuo??? Se aveva tenuto all'oscuro i vertici della Polizia di Stato perché poi rimuoverlo dandogli però un incarico sempre di consistente rilevanza in un settore delicato come la sicurezza?? credo che i destinatari dell'informativa ignorata o sottovalutata si stiano tutelando le algide chiappe facendo finta, in modo ridicolo, di agire con pugno di ferro, mettendosi d'accordo con il malcapitato mercanteggiando una ricompensa ben più cospicua della posizione persa e questo certo meriterebbe una severa condanna per tutti gli attori di questa ignobile e stupida pantomima fatta ai danni del Paese..