Quel carcere che non prevede «quote rosa»

Sono tre le celle delle carceri vaticane, all'interno del piccolo Stato della Santa Sede. Stanze moderne, ristrutturate, rispondenti agli standard previsti dal diritto umanitario e dai Tratti internazionali. L'ultima volta che sono state utilizzate risale al maggio 2012, quando l'allora maggiordomo di Joseph Ratzinger, Paolo Gabriele, fu arrestato con l'accusa di possesso illecito e divulgazione di documenti riservati diffusi alla stampa, in particolare al giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del volume « Sua Santità » e contenenti scritti privati di Benedetto XVI. Paolo Gabriele è rimasto nelle carceri vaticane per 60 giorni, in cella di isolamento poi è stato trasferito ai domiciliari, processato e condannato nell'ottobre 2012 a 18 mesi di reclusione, prima di essere graziato dal Papa emerito. Gabriele è stata la prima persona arrestata dopo secoli. Fu proprio in quella occasione che le celle vaticane furono ristrutturate e ammodernate. Dopo l'ex maggiordomo, è stato monsignor Josef Wesolowski, ex nunzio della Repubblica dominicana, ad essere arrestato, il 23 settembre 2014 grazie al lavoro della gendarmeria vaticana. L'accusa era di abusi sessuali su minori e possesso di materiale pedopornografico. A monsignor Wesolowski, però, a causa delle precarie condizioni di salute, erano stati concessi gli arresti domiciliari, presso i Padri Penitenzieri, all'interno del Vaticano. L'ex nunzio è deceduto lo scorso agosto, prima che il processo fosse terminato. Ora altri due casi di arresti. Ma solamente monsignor Angel Vallejo Balda, ex segretario della Commissione referente di studio e indirizzo sull'organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede, si trova nel carcere vaticano. Francesca Chaouqui, invece, è stata rimessa in libertà e non ha trascorso la notte in carcere. In Vaticano, peraltro, non è mai accaduto che una donna finisse in manette. Al monsignore spagnolo è stato sequestrato il cellulare e non può comunicare con l'esterno. Ad occuparsi del carcerato sono gli uomini della Gendarmeria vaticana, un Corpo guidato dal comandante Domenico Giani, composto da un centinaio di uomini. Sono loro gli «angeli custodi» del Papa, perché garantiscono la sua sicurezza e l'ordine pubblico oltre che all'interno delle Mura Vaticane, anche nelle zone extraterritoriali di proprietà della Santa Sede, e svolgono il lavoro di polizia giudiziaria.