Carcere a vita per l'uomo che ammazzò Fortuna

Carcere a vita per Raimondo Caputo, conosciuto da tutti come «Titò». È lui, secondo la quinta sezione della Corte d'Assise di Napoli, il mostro del parco Verde di Caivano, l'uomo che il 24 giugno 2014 avrebbe costretto la piccola Fortuna Loffredo, detta Chicca, a salire sul terrazzo all'ottavo piano del palazzone popolare per poi lanciarla nel vuoto. Caputo è stato condannato anche a 14 anni di reclusione per aver abusato sessualmente di Chicca e di due delle tre figlie minori della ex compagna, Marianna Fabozzi. Anche lei dovrà passare dieci anni in carcere: è accusata di aver coperto e favorito per anni, sapendolo e facendo finta di nulla, gli abusi sessuali dell'uomo sulle sue figlie minorenni. Accolte, dunque, le richieste del pm, il procuratore aggiunto Domenico Airoma: i giudici hanno riconosciuto la validità dell'impianto accusatorio, basata soprattutto sui racconti delle figlie di Fabozzi. Furono le bambine, trasferite in una struttura dopo l'arresto della madre e del compagno, a raccontare agli inquirenti quanto accaduto a Fortuna e a puntare il dito contro Titò. Una di loro, Dora, era l'amichetta del cuore di Fortuna: proprio a casa sua la piccola era stata vista l'ultima volta prima che il corpo, agonizzante, fosse scoperto sul cemento del cortile del palazzo, senza più la scarpetta destra. Su quello stesso selciato, e senza la stessa scarpa, fu trovato morto il 28 aprile 2013 il figlioletto di quattro anni della Fabozzi, Angelo, volato da una finestra dell'abitazione della nonna al settimo piano dello stesso edificio nel quale viveva anche la famiglia di Fortuna. Per la sua morte è indagata la mamma. Storie intrecciate, morti drammaticamente simili e uno sfondo di abusi su bambini che hanno fatto ribattezzare il Parco Verde in «parco degli orrori».

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Sab, 08/07/2017 - 15:47

È ancora poco

manfredog

Dom, 09/07/2017 - 00:55

..eee..in questa..'a vita', non potrebbe esserci qualcuno che procuri la sua morte..!? mg.