"Caro Renzi, non avrai mai soldi e palazzi dei comunisti"

Mario Roda, bolognese, ex tesoriere della più grande federazione territoriale, avverte il segretario del suo partito: indebitarsi e vendere è stato un errore che non dobbiamo più rifare

nostro inviato a Bologna

Premessa di Mario Roda: «Non mi faccia fare polemiche, abbiamo già abbastanza problemi». Ex tesoriere della più potente federazione territoriale del Pci-Pds-Ds, Roda è il numero uno della Fondazione Duemila. Sede alla periferia della città sotto un viadotto autostradale, facciata tinta di rosso, bandiere al vento e due ingressi separati, uno per la sede provinciale del Pd, l'altro per la fondazione e altre due società, l'Immobiliare Porta Castello (controllata al 99,95 per cento) e la coop edile Bastia. Ma una porta sempre aperta mette in comunicazione le due ali della palazzina.

Roda, 64 anni, non parla di Renzi ma la sua posizione è chiara: il patrimonio dei Ds non finirà al Pd. «La storia insegna ma non ha scolari», sospira citando Gramsci. Dieci anni fa il partito si stava «depatrimonializzando»: svendeva gli immobili per pagare i debiti. «C'è sempre qualche urgenza, tipo campagna elettorale, che obbliga a ricorrere a introiti straordinari. Il politico ordina e l'amministratore provvede. Abbiamo detto basta distinguendo la gestione patrimoniale da quella corrente. Vogliamo fare un passo indietro per ripetere gli errori del passato?». Insomma, le fondazioni si tengono stretti i loro beni, quella imboccata è una strada senza ritorno: «La Fondazione Duemila è nata nel 2006 dopo due anni di discussioni interne ed esisterebbe anche senza la fusione tra Ds e Margherita, le fondazioni sono un modo per coprire un vuoto, il fatto che la Costituzione non dà riconoscimento giuridico ai partiti».

E poi, che cosa vuole Renzi? «Il nostro patrimonio è già al servizio del Pd - sottolinea Roda - basta guardare lo statuto e la destinazione degli immobili». Oltre metà è in uso al Pd con contratti di «affitto politico» che «copre poco più delle tasse». Ma i privati pagano prezzi di mercato: «Per fortuna! Dove troveremmo i soldi per tasse, manutenzioni e ristrutturazioni?». Anche i ricchi piangono, non è una novità. «Non parlatemi di tesoro rosso, il valore di un immobile è quello di scambio. E qui non si scambia niente mentre i costi di gestione sono più che raddoppiati».

Ciononostante, Roda non venderebbe i beni dei Ds nemmeno per sostenere il Pd o le stesse fondazioni. «Noi difendiamo il valore dei luoghi di aggregazione. Senza le associazioni, i centri per giovani e anziani, i patronati, i circoli Arci, che società mettiamo assieme? I luoghi di socialità sono indispensabili, che cosa vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti? Se non conserviamo il patrimonio andrà male anche per il Pd». A Roda piace il paragone con la Chiesa: «Che cosa sarebbe la parrocchia ridotta alla canonica senza oratorio, calcetto e aule di catechismo? L'Emilia Romagna è cresciuta tra le parrocchie e le case del popolo, tra l'Antoniano e Morandi, Orietta Berti e la Zanicchi. C'erano strumenti e risorse per dare opportunità ai giovani e questo bisogno non è venuto meno».

Il richiamo al mondo che fu è un argomento forte contro le brame renziane: se ha bisogno di soldi non venga a chiederli ai custodi delle memorie comuniste. «Indebitarsi e depatrimonializzare è stato un errore da non ripetere - insiste Roda - i luoghi della politica non sono soltanto tangenziali e ponti da inaugurare». O da cui incassare tangenti.