Cartelli e urla, clima da curva al Nazareno E tra i militanti è aria di tutti contro tutti

Il presidente Orfini: lasciate a casa la rabbia. Fischi per Boccia: quando te ne vai?

Roma «Capisco l'amarezza, ma lasciate la rabbia a casa». In mattinata, con un post su Facebook, il presidente del Pd Matteo Orfini lancia un inconsueto appello per disinnescare il rischio di una sorta di «espulsione» di piazza della minoranza Pd.

Perché nel corso delle ore, dopo il risultato del referendum, nella base Pd è cresciuta la rivolta contro quei «traditori» che hanno scelto di cavalcare il No, a fianco di Grillo e Berlusconi, per regolare i propri conti nel partito contro Matteo Renzi. E ieri pomeriggio, sotto la sede del Pd a Largo del Nazareno, si era autoconvocata una manifestazione di militanti, iscritti ed elettori per testimoniare solidarietà al premier dimissionario e contestare la fronda interna. E Orfini ha voluto, d'accordo con Renzi, frenare i bollenti spiriti ed evitare un nuovo «fuori, fuori!» indirizzato a Bersani e compagni da una parte della platea della Leopolda: «Leggo che molti militanti ed elettori verranno al Nazareno in occasione della Direzione per testimoniare affetto e solidarietà a questo gruppo dirigente. Ma un grande partito non chiede espulsioni e non organizza contestazioni: capisco l'amarezza, ma lasciate la rabbia a casa. Sarà il congresso democraticamente a decidere». Così, alla fine, la manifestazione è stata organizzata lo stesso, con cartelli che dicevano «Renzi è il nostro segretario» e «Era la nostra riforma», ma le contestazioni ai pochi e sparuti esponenti della minoranza sono state ridotte al minimo. Ma soprattutto perché Bersani e compagnia sono entrati dal retro. Uno dei malcapitati è stato Francesco Boccia, il presidente della commissione Bilancio della Camera che subito dopo il referendum ha alzato il tiro su Renzi chiedendone le dimissioni, e che è stato accolto da fischi e grida di: «Quando te ne vai?».

Del pessimo clima nei loro confronti da parte del popolo Pd, del resto, si erano già resi conto, con un certo smarrimento, i bersaniani. Tanto che martedì i dirigenti renziani si sono ritrovati davanti ad una singolare richiesta della minoranza: evitare il dibattito in Direzione, per non essere costretti ad intervenire e prendersi i pomodori all'uscita. «Pensavano di avere vinto si sfoga un parlamentare renziano e avevano fretta di raccogliere i frutti del loro assalto a Renzi, sperando di riprendersi il partito e riaprire la vecchia ditta post-Pci. Ma il giorno dopo si sono accorti che, proprio per quello che chiamano il nostro popolo erano diventati peggio del Bertinotti del '98 o di un Turigliatto qualunque».

A far esplodere l'indignazione erano state l'immagine notturna di abbracci, brindisi e festeggiamenti di D'Alema e Speranza, con espressioni gioconde, che celebravano la sconfitta del proprio partito, appena saputo l'esito del referendum. E gli sconclusionati ma virulenti interventi di Bersani sui social e in tv contro il premier. Lo stesso Renzi, ieri sera, non si è lasciato sfuggire l'occasione per tirare una stoccata: «So che tra noi qualcuno ha festeggiato in modo prorompente e non esattamente elegante ha detto in Direzione ma lo stile è come il coraggio di Don Abbondio, chi non ce l'ha non se lo può dare».

LCes

Commenti

Romolo48

Gio, 08/12/2016 - 14:57

Povero smacchiatore di giaguari...costretto ad entrare dal retrobottega e a piazzarsi nell'ultimo banco per evitare insulti e lanci di pomodori. Del resto avevamo avuto un saggio delle sue abilità di stratega quando toccò a lui formare un governo!!!